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Gestire il Mental Load per vivere meglio, con più benessere e con maggior profitto

Uno studio appena pubblicato ha rilevato quanto il sovraccarico psicologico dato dagli impegni della vita familiare può incidere sul benessere e sulla produttività delle persone. Ridurlo il più possibile diventa quindi fondamentale!

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Alberto Onetti fa a SMAU il punto sull'Open Innovation in Italia

Tracciare i confini dell'Open Innovation è molto difficile, se non impossibile, in mancanza di una sua precisa definizione, ma su alcuni punti le idee sono sempre più chiare...

Onetti Alberto SMAU2019Tra i convegni di apertura della nuova edizione dello SMAU di Milano, una nota significativa è stata offerta dal prof. Alberto Onetti, Chairman di Mind the Bridge, ponte per l'innovazione e nuove imprese tra l'Italia e la California, ma non solo.

Celebrare l'Open Innovation come fenomeno da incentivare e perseguire penso sia molto pericoloso: oltre un anno fa, scrivevo in questo stesso blog che "considero l'Open Innovation come un modo molto vantaggioso per le aziende di spostare i rischi di ricerca e innovazione all'esterno dei propri confini, sfruttando cinicamente l'entusiasmo di giovani intraprendenti alle prese con le difficoltà di trovare posti di lavoro dignitosi".... Per di più, aggiungevo che "dietro l'Open Innovation e il mondo delle start up, "è nata un'articolata filiera industriale pronta a spartirsi ogni possibile successo a fronte di investimenti risibili...".

Questo per evidenziarne i rischi e gli aspetti negativi. Considerandone gli aspetti positivi emergono invece le opportunità di innescare nuove idee in ambienti consolidati per loro stessa natura piuttosto restii ai cambiamenti e, per di più, cogliere l'opportunità di contaminare in modo trasfersale le imprese con approcci multiculturali che possono consentire di approcciare i problemi in modo diversi, aprendo fronti altrimenti difficilmente immaginabili. Così, il settore è andato avanti e il prof. Onetti a SMAU ne ha tracciato con dovizia. di particolari l'evoluzione attuale di questo fenomeno, cercando anche di darne una rappesentazione quantitativa.

"A Mind the Bridge, mettendo a sistema sia l'esperienza di lavoro fatta con innovation leader a livello mondiale sia il patrimonio di dati che abbiamo raccolto ed analizzato organizzando dal 2016 i "Corporate Startup Stars Awards" con il supporto della Commissione Europea, abbiamo implementato una nostra metodologia esclusiva su oltre un centinaio di aziende italiane - di diversa dimensione e settore, - per verificare la loro "attitudine" all’Open Innovation." - è l'apertura del discorso del prof. Onetti. - "I risultati di questa analisi sono sintetizzati dalla Matrice di “Open Innovation Readiness”, che considera e pesa sia fattori di innovazione “interna” (strategia, organizzazione, processi, cultura) che “esterna" (azioni e risultati)."

La matrice evidenzia quindi 4 “tipologie” di approcci all'Open Innovation:Open Innovation In Italia Report 2019

  1. Open Innovation NEWCOMER: aziende che si sono appena avvicinate all’Open Innovation e di conseguenza non hanno ancora strutture dedicate,
  2. Open Innovation TRAILBLAZER: aziende che hanno avviato azioni di Open Innovation senza tuttavia avere piani e strutture dedicate.
  3. Open Innovation CHALLENGER: aziende che si stanno strutturando per lavorare con le startup ma che devono ancora produrre risultati.
  4. CORPORATE STARTUP STAR: aziende propriamente strutturate che producono risultati concreti in termini di collaborazione con le startup (collaborazioni commerciali, investimenti, acquisizioni).

Le conclusioni del prof. Onetti indicano che: "Dall’analisi emerge chiaramente come le principali aziende italiane (tranne alcune limitate eccezioni) si distribuiscano nella parte sinistra della matrice: ciò significa una prevalenza di aziende che si sono appena affacciate al mondo delle startup oppure che hanno iniziato a organizzarsi per fare innovazione in modo più strutturato. Confrontando l’Indice di “Open Innovation Readiness” (l’indicatore sintetico che viene generato dalla media delle valutazioni dei fattori “Internal" ed “External”) le aziende Top 12 italiane riportano uno score medio di 2.7 contro il 4.3 registrato dalle Top 12 europee. Divario che aumenta ulteriormente se si estende il confronto alle Top 36 (2.0 contro 3.8). I dati italiani fotografano la situazione di un sistema industriale che si è appena affacciato all’Open Innovation e alla collaborazione con le startup. Mi attendo tuttavia che, nei prossimi anni, un numero crescente di imprese possa spostarsi sulla matrice verso l'alto e a destra . Affinchè questo avvenga le imprese devono dotarsi di strategie e strutture dedicate e soprattutto adottare un approccio di scouting su scala internazionale. Difatti l’ecosistema italiano delle startup è ancora troppo poco maturo per poter soddisfare i bisogni di innovazione delle nostre imprese che, di necessità, devono guardare al resto d’Europa, agli Stati Uniti e a Israele."

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Già disponibili anche in Italia i nuovi cellulari Pixel 4: foto, filmati, radar, sensori e... persino un telefono!

Molto innovativi, i nuovi telefonini di Google competono con successo con gli iPhone 11 di Apple

Google Pixel 4 e 4 XLI due modelli del nuovo cellulare di Google, chiamati rispettivamente Pixel 4 e Pixel 4 XL, non sono certo a buon mercato, andando da un minimo di 759€, a 999€ e oltre in base ai modelli e alle capacità di memoria, ma costituiscono una alternativa estremamente valida agli ultimi iPhone presentati da Apple.

La differenza tra i due modelli, come ormai tradizione per tutti i produttori, si basa sulle dimensioni degli schermi e di conseguenza degli apparati nel loro insieme. Così, il modello 4 pesa 162 grammi, è largo 68,8 millimetri, lungo 147,1 e spesso 8,2, mentre il modello 4 XL pesa poco di più (193 gr.), è leggermente più largo (75,1 mm) e più lungo (160,4 mm), mentre lo spessore risulta invariato rispetto al modello più piccolo.

In Italia, la linea di cellulari Pixel di Google, fino a oggi, non ha conquistato grandi quote di mercato, probabilmente non essendo supportata dai gestori di traffico e potendo essere acquistati unicamente attraverso lo Store OnLine di Google, ma sul versante delle prestazioni si collocano indubbiamente tra i migliori apparati oggi in commercio.

L'attenzione dei produttori di cellulari si è orientata ormai da tempo su caratteristiche che vanno ben oltre l'effettuazione delle telefonate. Così, a farla da padrone sono le capacità delle fotocamere, la disponibilità di sensori più o meno intelligenti e funzionalità innovative destinate a cambiare il nostro rapporto con i telefonino. E i Pixel 4 e 4XL non si sottraggono a queste dinamiche, aprendo frontiere fino ad oggi poco praticate e conosciute.

Concentriamo quindi l'attenzione su solo alcuni particolari.

Il primo è la fotocamera. Anzi, no, le fotocamere: ne abbiamo 2 sul retro e una sul fronte. Capaci di scattare fotografie di notevole qualità e ad alta risoluzione anche nel buio pressoché assoluto, a differenza di altri cellulari tra le due fotocamere posteriori non troviamo un obiettivo grandangolare, ma un teleobiettivo con il quale Google dimostra di poter fotografare persino la volta stellata.

Le caratteristiche tecniche delle due fotocamere sono rispettivamente 12 MegaPixel Dual-Pixel con pixel da 1,4micron, apertura f/1,7 e teleobiettivo 16 MegaPixel, pixel da 1 micron e apertura f/2,4. Le capacità dell'hardware sono integrate da innovative funzioni digitali tipo il Live HDR+ che evidenzia in tempo reale le correzioni che verranno applicate allo scatto, i controlli per la doppia esposizione, il bilanciamento del bianco. La fotocamera anteriore, posta all'interno del bordo superiore del cellulare a fianco di uno dei due altoparlanti (l'altro è collocato su fondo) è da 8 MegaPixel.

Per apprezzare l'elevata qualità delle foto occorre uno schermo con grande definizione. Cosa che non delude grazie allo Smooth Display dotato di frequenza di aggiornamento a 90 Hz. Ma qui, occorre fare attenzione: tale frequenza va impostata a mano configurando il telefono, anche perché in tal modo crescono considerevolmente i consumi delle batterie.

Sul Pixel 4 è stato montato uno schermo OLED da 5,7" con risoluzione FullHD+, mentre sul Pixel XL troviamo suno schermo da OLED 6,3" con risoluzione QHD+. Entrambi i modelli sono dotati anche della tecnologia Ambient EQ capace di modificare la temperatura dei colori in base alle condizioni ambientali.

A proposito delle batterie è importante sottolineare che la capacità di quelle montate sui Pixel 4 scende rispetto a quelle dei Pixel 3, fermandosi a 2800 mAh, pur mantenendo una autonomia analoga grazie alla maggiore efficienza di vari servizi, mentre quella dei modelli Pixel 4 XL cresce a 3700 mAh, risultando più adeguata ad un uso intenso del cellulare.
In ogni caso, i due modelli possono essere ricaricati rapidamente grazie ai caricabatterie ad alta capacità (18W) forniti assieme ai cellulari.

Il secondo punto che merita di esser citato è la presenza di un sistema GPS dual band che operando su due frequenze assicura una maggiore precisione nella localizzazione geografica. Attualmente, quasi tutti gli smartphone interagiscono con i satelliti in orbita sulla frequenza L1. I nuovi Google Pixel 4 e Google Pixel 4 XL sono dotati dell'hardware necessario ad utilizzare anche la frequenza L5, incrociando così i dati per risultare ancora più precisi. Apparentemente questa funzione non è ancora stata attivata, ma probabilmente lo sarà con un prossimo aggiornamento del sistema operativo.

La terza novità riguarda i nuovi sensori a infrarossi per lo sblocco del cellulare che operano attraverso il riconoscimento del viso invece che delle impronte, seguendo il percorso intrapreso da Apple già da un paio di anni. Un sistema che indubbiamente eleva la sicurezza degli accessi alle funzioni e alle APP degli smartphone sempre più utilizzati anche come strumenti di pagamento. La soluzione rilasciata da Google chiede ancora un po' di messa a punto, ma la via ormai è tracciata.

Da evidenziare anche il nuovo motore di riconoscimento vocale, capace di trascrivere in tempo reale le parole dettate. Anche in questo caso si tratta di aspettarne le naturali evoluzioni, visto che attualmente supporta solo l'inglese, mentre è stata già annunciata l'apertura ad altre lingue.

La vera novità sta nel radar

L'elemento più innovativo dei Pixel 4 è indubbiamente l'inserimento delle funzioni di radar fornite da un apposito chip sviluppato proprio a questo scopo, che viene utilizzato per rilevare i movimenti, gli spostamenti e la posizione del cellulare, risultando più preciso, con maggiore portata e meno vorace di energia rispetto ai sistemi basati sulle videocamere. Il Radar usa le onde radio a 60GHz e una bassa potenza così da non risultare dannoso alla salute, per rilevare la prossimità di oggetti, la posizione e la presenza dell'utente. Il Radar ha una visione a 180 gradi, ma non supera i 30 centimetri di portata. L'obiettivo iniziale si limita, per il momento, a consentire all'utente di interagire con il proprio telefonino e le sue APP anche senza toccarlo.

Il sistema utilizza l'innovativa tecnologia alla quale è stato dato il nome di Motion Sense che scaturisce dal progetto chiamato Project Soli avviato anni fa. Alcune funzioni sono già attive, sebbene siano ancora in piena evoluzione. Ad esempio, stando ad un decina di centimetri dall'apparecchio, si può passare da una canzone o da una foto all'altra delle proprie raccolte semplicemente sventolando la mano da destra a sinistra o viceversa (ma solo perpendicolarmente allo schermo), piuttosto che modificare il volume ruotando le dita come se si stesse azionando una rotella.

Ci sono anche alcune funzioni che cercano di interpretare e anticipare i desideri dell'utente. Ad esempio, avendo impostato la sveglia, il trillo si arresta autonomamente non appena l'utente comincia a muoversi. Se poi si allontana oltre certi limiti, spegne lo schermo per risparmiare energia, mentre se lo si sta per impugnare riattiva da solo tutte le sue funzioni.

Personalmente, considero questo solo l'inizio di un nuovo trend destinato ad esplorare non solo nuovi modi di interazione, ma anche nuove funzioni per il telefonino ancora tutte da esplorare. Al punto che mi domando: a 1.000 euro di costo e con tutte queste capacità che vanno ben oltre la messaggistica, possiamo ancora considerare questi apparati degli "smartphone"? Mi sembra che diventino più dei "Personal Assistant" con i quali si possono fare anche delle telefonate o scambiarsi dei messaggi...

In conclusione, due cellulari di grande qualità - tra i due penso sia meglio il modello XL per risoluzione dello schermo e dimensioni della batteria - che val la pena di considerare se si vuole differenziarsi dalla massa dotandosi di un telefonino che nulla ha a che invidiare agli Apple iPhone 11, ma anzi...

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Dal Crowdfunding all'Equity Crowdfunding: Italia all'avanguardia

Attive una quarantina di innovative piattaforme di finanziamento per start-up e PMI sotto l'egida della Consob

Equity CrowdfundingIl termine crowdfunding, assimilabile alla nostra "colletta", si può riferire a iniziative di vario genere, spaziando dagli aiuti umanitari o di sostegno all'arte, alla ricerca scientifica, così come al lancio di società, prodotti o servizi innovativi con diverse forme motivazionali per gli investitori: dalla semplice donazione emotiva, al conseguimento di una gratifica personale più o meno consistente. Ad esempio, il primo caso di crowdfunding basato su Internet è datato 1997, quando il gruppo rock Marillion raccolse 60.000 dollari per finanziare i costi di registrazione del loro nuovo album, preordinandolo con un anno di anticipo.

La prima piattaforma fu lanciata da Michael Sullivan con il nome di Fundavlog: non ebbe successo, ma segnò la nascita del termine crowdfunding. La prevalenza delle prime iniziative di crowdfunding era orientata alla raccolta di donazioni finalizzate a determinati progetti filantropici o ideologici. Un caso significativo è rappresentato dalle donazioni ricevute da Barack Obama per finanziare la propria campagna per le elezioni presidenziali del 2008. Altri due esempi di tal genere ci sono offerti dalla campagna Tous mécènes del Louvre per la raccolta di 1 milione di euro destinati all'acquisto da un collezionista privato del capolavoro rinascimentale "Le tre grazie di Cranach" e, in Italia, la campagna per la ricostruzione della Città della Scienza, il polo scientifico di Napoli distrutto da un incendio doloso a marzo 2013. Da allora il Crowdfunding si è evoluto notevolmente, acquisendo ingenti capitali in ogni parte del mondo e nuove forme di interesse da parte degli investitori andando ben oltre le semplici donazioni.

In realtà, la pratica di fare delle collette per finanziare iniziative è connessa alla stessa storia dell'umanità, ma la sua affermazione su scala globale è stata fortemente favorita dall'apparire sulla rete Internet di varie piattaforme, prima delle quali è indubbiamente Kickstarter, lanciata nel 2009 da Parry Chen, Yancey Strickler e Charles Adler. Al di là della facilitazione di partecipazione ai progetti nei quali si crede - cosa per la quale la presentazione e la veste data dal marketing rivestono un ruolo cruciale per il successo - un significativo vantaggio è dato anche dalla possibilità di contribuire con somme anche di modesta entità, contando su contributi provenienti da grandi quantità di persone (crowd=folla).

Pur continuando ad esistere il modello basato sulle donazioni, per la raccolta di fondi a favore di iniziative senza scopo di lucro, nel tempo si sono affermati i modelli che prevedono una ricompensa in forma tangibile (tipo sconti su prodotti e servizi) o intangibile (ringraziamenti pubblici, premiazioni) o una compartecipazione economica più o meno consistente ai potenziali ritorni dell'iniziativa, sia che si tratti di un prodotto o di un progetto, ma anche di un'intera azienda. In quest'ultimo caso rientra il modello "Equity Based", che implica la partecipazione al capitale sociale dell’impresa. Un modello che in Italia sta prendendo sempre più consistenza grazie alla regolamentazione disciplinata dal Governo nel 2012 e regolamentata dalla Consob a partire dall'anno seguente. Grazie a questo, si possono sfatare due miti: di fronte a nuove idee, in Italia non mancano i capitali, ma semmai i proponenti e la capacità di trasformarle in progetti concreti; grazie alla regolamentazione e ai controlli - che tuttavia devono essere sistematici e affidabili - si può superare la diffidenza di investitori di grandi e piccole dimensioni, troppo spesso delusi da gestioni "allegre" di iniziative inconsistenti.

Così, in Italia, oggi operano una quarantina di organizzazioni, ciascuna dotata di un proprio portale, con una elevata concentrazione su Milano, ma con presenze distribuite in varie parti d'Italia. Stando al registro della Consob, consultabile OnLine, il primo portale autorizzato per Equity Crowdfunding è stato quello di STARS UP SRL società di Livorno, iscritto nell'ottobre 2013, seguito nel febbraio 2014 da ACTION CROWD SRL, di Milano e via via da ORCROWD SRL (Milano), THE ING PROJECT SRL (Brescia), NEXT EQUITY CROWDFUNDING MARCHE SRL (Civitanova Marche), MUUM LAB SRL (Lecce) fino ai più recenti CREWFUNDING SRL (Roma), iscritto nel luglio 2019 e MERIDIAN 180 SRL (Bologna), numero di iscrizione 40, arrivato lo scorso settembre. In totale, 13 piattaforme sono basate su Milano, 5 a Roma, 2 a Bergamo, 2 a Bologna, 2 a Lecce e le altre in varie città da Nord a Sud.

 La normativa italiana per l'Equity Crowdfunding

L'Equity Crowdfunding è concepito per il finanziamento di società non quotate, e in particolare per le start-up, attraverso la raccolta di capitali di rischio in cambio di una partecipazione azionaria nelle società beneficiarie dei capitali raccolti. La Consob definisce così queste operazioni: "Si parla di equity-based crowdfunding quando tramite l'investimento on-line si acquista un vero e proprio titolo di partecipazione in una società: in tal caso, la “ricompensa” per il finanziamento è rappresentata dal complesso di diritti patrimoniali e amministrativi che derivano dalla partecipazione nell'impresa."

Le richieste di finanziamento vengono quindi gesite attraverso piattaforme web che promuovono le iniziative e raccolgono i finanziamenti che possono essere anche di importi molto ridotti.

L’Equity Crowdfunding è nato legalmente negli USA all'inizio di questo decennio. In seguito ai decreti legge varati dal Governo nell'ottobre 2012, primo in Europa ad aver disciplinato l'equity-based crowdfunding, nel giugno 2013, la Consob ha emanato le norme che consentono a chi ne abbia i requisti di richiedere alla stessa Consob l'autorizzazione ad operare in tal senso e quindi gestire le piattaforme digitali di finanziamento con alcuni vincoli, tra i quali la limitazione della raccolta di fondi a favore di start-up e PMI innovative, ivi incluse le società che investono prevalentemente in questo genere di imprese, e il divieto di detenere i capitali raccolti. L’attività di gestione delle piattaforme è infatti stata assimilata ai servizi di ricezione e trasmissione ordini per cui, oltre alle banche e alle imprese di investimento già autorizzate, è stata aperta anche a nuove imprese specializzate in questo ambito e appositamente autorizzate dalla stessa Consob e iscritte nel relativo registro.

Un altro vincolo limita il ricorso al crowdfunding solo per finanziare il capitale proprio delle aziende, escludendo la possibilità di emettere titoli di debito o similari.

Con la Legge di Bilancio 2017, la quotazione tramite portali di crowdfunding è stata estesa anche alle PMI non innovative ma costituite nella forma di società per azioni (S.p.A.), mentre a partire dal Gennaio 2018 questa possibilità è stata aperta a tutte le PMI.

Accolto inizialmente con molta freddezza da parte degli operatori che non ne percepivano i vantaggi ma soprattutto l'irrigidimento delle procedure, in realtà questo regolamento ha consentito di superare il tradizionale scetticismo degli investitori nazionali e internazionali che, attratti dai potenziali rendimenti ben superiori a quelli dei titoli pubblici sempre più prossimi allo zero e confortati dalla presenza di controlli svolti da un organismo terzo e autorevole quale la Consob, hanno cominciato ad investire con maggiore fiducia in quest'ambito. Così, il settore è in costante crescita sia sul piano del numero di operatori che di capitali investiti e imprese finanziate, sebbene i numeri italiani siano ancora molto lontani da quelli registrati in altre parti del mondo.

Tutto oro ciò che luccica? No, tant'è che anche queste forme di investimento, pur avendo potenziali considerevoli, hanno dei limiti. Il primo è rappresentato dal fatto che in mancanza della possibilità di negoziare in mercati pubblici (tipo la Borsa) i titoli posseduti, disinvestire può risultare complesso e non necessariamente remunerativo. Oltretutto, trattandosi di capitali di rischio, si può incorrere anche nella perdita totale di quanto investito. Il secondo è che, normalmente, per i primi anni non si può contare su alcun dividendo, mentre la realizzazione dell'investimento difficilmente si conclude in periodi inferiori ai cinque anni. La dinamica e spesso quella tipica delle start-up: si valuta il progetto, l'entità dei finanziamenti richiesti e le prospettive di ritorno, si avvia l'impresa e si cerca di venderla non appena si cominciano a conseguire gli obiettivi perseguiti. Un arco di tempo che può andare da minimo tre anni a cinque o addirittura dieci, al termine del quale si possono incassare somme anche molto consistenti dalla vendita dell'impresa, remunerando il capitale investito con rendimenti nettamente superiori a quelli conseguibili in altre forme meno rischiose. In altri casi, il ritorno può esser dato dai dividendi che vengono distribuiti su base annua. Sempre che l'impresa abbia successo.

Teoricamente, investendo in tale forma, ci sarebbe anche un vantaggio fiscale con detrazioni a livello di detrazioni in fase di dichiarazione dei redditi, ma con l'instabilità delle normative emanate dai nostri Governi, sconsiglio fortemente di contare su questo aspetto, concentrandosi invece sulla validità dell'iniziativa imprenditoriale che si sta esaminando.

Il ruolo delle piattaforme di Crowdfunding

Alla luce di quanto appena illustrato, come orientarsi tra le varie piattaforme attive sul nostro mercato?

Innanzitutto un distinguo: i criteri di ripartizione sono diversi andando dai settori di specializzazione alle aree geografiche presidiate. Ad esempio, le piattaforme di crowdfunding italiane si indirizzano prevalentemente su iniziative di tipo nazionale (73%) o locale (14%), mentre solo il 12% di esse guardano al di là dei confini nazionali. Altri parametri sono l'entità minima o massima delle somme riservate al finanziamento delle singole iniziative, piuttosto i settori economici indirizzati. Ma questi elementi servono solo come orientamento di massima. In realtà, i criteri da seguire sono altri. Per comprenderli, consideriamo i ruoli principali delle piattaforme.

A prima vista, i compiti delle piattaforme sono due: promuovere le iniziative, gestire la raccolta dei capitali. Nel primo caso si tratta di avere una buona capacità di marketing, associata ad una elevata visibilità e alla disponibilità di efficaci canali di comunicazione, mentre nel secondo si tratta di valutarne la facilità d'uso e l'efficienza dalla quale derivano i costi delle transazioni, dato per scontato che la correttezza viene garantita dalla certificazione e dai controlli di responsabilità della Consob. Una disintermediazione finanziaria che eleva potenzialmente le percentuali di rendimento degli investimenti riducendo i costi di tutta la filiera finanziaria.

In realtà, questi due elementi sono solo l'aspetto esteriore delle piattaforme, mentre la vera qualità dipende dalla capacità di proporre iniziative con reali prospettive di sviluppo e di successo in tempi ragionevoli, dichiarati e misurabili. Il che vuol dire esser molto precisi nel definire gli obiettivi delle iniziative proposte in termini di quantità di risorse necessarie e tempi richiesti, fissando quindi le regole e le scadenze entro le quali l'operazione deve concludersi. Correttezza vuole che i capitali vengano vincolati all'atto della sottoscrizione, ma versati dagli investitori solo al compimento dell'iniziativa, senza che, in caso negativo, siano addebitati costi a chi aveva assicurato la propria adesione.

Il punto di partenza sta quindi nella capacità dei gestori delle piattaforme di selezionare progetti effettivamente validi. Validità che si misura al compimento del progetto e non in fase di raccolta dei capitali richiesti. Cosa vuol dire? Che moltre piattaforme incentrano la propria promozione sulla percentuale di raccolte di capitali andate a buon fine, indicando una elevata capacità di marketing che tuttavia nulla ha a che fare con l'effettivo rendimento delle somme versate al termine delle iniziative proposte. Un altro aspetto, analogo al precedente, misura l'entità delle somme raccolte: indice di consistenza della piattaforma, ma che dal punto di vista dell'investitore non costituisce un parametro valido per stabilire la profittabilità del capitale versato.

Due parametri validi sono invece quelli relativi all'esito delle operazioni concluse - con i rendimenti riconosciuti agli investitori - o ai sistemi di valutazione delle proposte attraverso team di consulenti specializzati nei settori di coinvolgimento o nella percentuale di progetti accolti dalla piattaforma rispetto al totale di quelli esaminati e/o sottoposti. La visibilità dei criteri seguiti nella validazione dei progetti costituisce un ulteriore elemento da considerare. Ad esempio, qual è l'entità complessiva del capitale investito e in quanta parte a questo concorrono il pubblico rispetto agli investitori privati? Qual è il business plan sottostante l'operazione in termini di scenario di mercato e competitivo, ritorni, cash flow, rischi ai quali si va in contro? Quali sono i diritti degli investitori in caso di conclusione delle operazioni prima dei termini previsti?

Da questi elementi derivano anche i costi delle operazioni di crowdfunding applicati dai gestori delle piattaforme: spesso i portali trattengono una percentuale del capitale raccolto da ogni progetto di investimento e questa percentuale varia anche notevolmente di una piattaforma all'altra. Ovvio che chi applica i costi più bassi, probabilmente limiterà i propri interventi agli aspetti di comunicazione, mentre i più cari sono connessi proprio alla valutazione intrinseca delle iniziative proposte elevando la qualità delle proprie proposizioni e quindi la probabilità di assicurare buoni ritorni agli investitori.

In un prossimo post passerò all'esame di alcune operazioni, di alcune piattaforme e alle novità che ruotano attorno a questo mondo dalle grandi prospettive, ma anche con mille insidie.

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Negozi e punti vendita: trasformazione subito o morte certa!

Con il lancio di Counter, Amazon dà un altro scossone alla distribuzione al dettaglio: i negozi destinati a divenire punti di ritiro prodotti. Per sopravvivere, occorre ripensarne struttura operativa e marginalità

A partire da oggi, diventa operativo in Italia e Regno Unito - per ora - il nuovo servizio Counter di Amazon Counter che consente ai clienti di ritirare i prodotti ordinati online sulla piattaforma di eCommerce direttamente da in migliaia di punti vendita al dettaglio distribuiti capillarmente sul territorio.

Come partner iniziali, Amazon ha scelto in Italia la catena di librerie Giunti e i punti SisalPay e Fermopoint. In Gran Bretagna l'operatore attivato è la catena di abbigliamento NEXT. Questo è solo il primo passo di un progetto che nel tempo sarà esteso a tutto il continente europeo e ad un gran numero di attività commerciali di diverse dimensioni.

Indubbiamente un servizio che avrà enormi ripercussioni su tutto il settore retail: mentre per Amazon e i clienti questo servizio rappresenta una grande opportunità di riduzione dei costi e di incremento nella flessibilità e nella fiducia degli acquisti online, negozi e punti vendita al dettaglio dovranno rivedere profondamente la propria struttura e i parametri sui quali basano la creazione del proprio valore aggiunto, pena la scomparsa da mercato.

In sostanza, il servizio di ritiro Counter è stato già attivato per milioni di prodotti in vendita su Amazon.it e Amazon.co.uk, sia per le spedizioni standard, sia per quelle con consegna in un giorno; ai clienti Prime anche questo tipo di consegne sarà fornito senza alcun costo di spedizione aggiuntivo, rientrando nel canone attualmente in vigore.

Amazon ha progettato e realizzato la tecnologia Counter integralmente al proprio interno, nell'ambito dei servizi Amazon Hub, per proteggerne l'innovazione e i segreti industriali che sui quali si basa, ma che divengono di enorme valore solo in congiunzione alla gestione dei magazzini automatizzati, all'integrazione con le reti di consegna e con i sistemi di confezionamento dei pacchi in messa a punto.

Effetti dirompenti sulla generazione di Valore Aggiunto di negozi e punti vendita

L’introduzione di Counter comporterà indubbiamente un forte rimescolamento dei canali distributivi, con alcuni punti vendita ingolositi dalla possibilità di attirare clienti di altri settori, puntando a fornire loro i propri prodotti e servizi. Il problema è che questo fenomeno sarà cavalcabile da qualsiasi settore si parta, con un intuibile successo per le reti distributive con marchi importanti e distribuzione capillare, dal momento che sarà poco probabile che Amazon possa affidarsi a piccoli commercianti con punti di vendita unici. Cosa che forse sarà possibile unicamente nei piccoli o piccolissimi centri, dove la grande distribuzione, i centri commerciali e le reti di franchising non sono presenti.

C'è inoltre un grave problema di marginalità: se nei negozi i prezzi dei prodotti offerti ai clienti comprendono i costi connessi al magazzino per garantire gamma e disponibilità, agli spazi di esposizione, al personale commerciale, nel momento in cui questi divengono semplici punti di consegna, la marginalità crolla per cui occorre ricostruire il valore aggiunto generato, basandosi su altri criteri, andando ben oltre la pura attività commerciale sulla quale sono arroccati da sempre. Non per nulla, i primi interlocutori scelti in Italia hanno sedi normalmente molto piccole - bassi costi di gestione degli spazi - e , come SisalPay, vendono prodotti che non rientrano nell'immenso catalogo di Amazon, andando così a rafforzare la nuova catena distributiva che si sta delineando per il prossimo futuro.

Un destino simile a quello delle filiali delle banche che giorno dopo giorno si riducono di numero e di dimensioni, con i clienti sempre più orientati a fruire dei servizi online e a recarsi in banca unicamente per chiedere consulenze o contratti da negoziarsi di volta in volta con funzionari di più alto livello rispetto ai classici sportellisti.

La trasformazione di una prima cartoleria

In occasione della presentazione dell'innovativo servizio Counter, Amazon ha invitato a testimoniare Andrea Locatelli, proprietario di Teresa, una cartoleria di Chiuduno, in provincia di Bergamo, in qualità di uno dei primi punti di ritiro utilizzati in fase di messa a punto del servizio. Il signor Locatelli ha registrato un incremento del numero dei clienti che entrano nel suo punto vendita con un effetto indiretto: i clienti che si recano nel suo negozio per ritirare i propri pacchi Amazon, spesso acquistano anche un giornale, delle caramelle o dei piccoli regali. Esattamente come ipotizzato nelle note introduttive: piccoli punti vendita i zone provinciali, che offrono prodotti alternativi a quelli normalmente venduti da Amazon: il rimescolamento dei canali distributivi, con la distruzione dei tradizionali valori aggiunti del commercio al dettaglio.

Opinione analoga a quella registrata da Roberto Leuci, titolare del Bar tabacchi Roby, punto vendita SisalPay in Corso Indipendenza a Milano: “Siamo davvero felici di poter attivare nel nostro punto vendita Counter di Amazon: un servizio estremamente utile e semplice, che siamo sicuri soddisferà un'esigenza molto sentita dai nostri clienti attuali, e aiuterà ad attrarne di nuovi. Il Bar è un luogo tradizionale di aggregazione, dove le persone del quartiere si recano per bere un caffè, pagare le bollette e scambiarsi due chiacchiere. Con Counter aggiungiamo un'ampia offerta di servizi che forniamo alla comunità e costituisce n’opportunità di sviluppo per la nostra piccola, ma preziosa impresa di famiglia, da oltre 30 anni al servizio di tanti concittadini milanesi”.

Amazon CounterPer fruire del servizio Counter, dopo aver completato l’ordine su Amazon.it o Amazon.co.uk ed effettuatone il pagamento, i clienti devono selezionare il punto di ritiro più comodo in base alle loro esigenze. Non appena l’ordine sarà consegnato presso il punto di ritiro selezionato, i clienti riceveranno una mail di notifica con un codice a barre univoco oltre all’indirizzo e agli orari di apertura del punto vendita. Da quel momento, avranno quattordici giorni di tempo per ritirare l’ordine. Una volta giunti in negozio, i clienti mostreranno il codice a barre ricevuto al personale del punto vendita che lo scansionerà e provvederà alla consegna del pacco.

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Creatività: in arrivo una rivoluzione che pone al centro dell’innovazione i valori umani

La ricerca Fjord Trends 2019 appena pubblicata da Accenture Interactive rileva gli elementi che stanno innescando una profonda revisione del design con i valori umani che divengono protagonisti dell'innovazione

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Marketing e Psicologia: il Confirmation Bias

Dopo il fenomeno Baader-Meinhof illustrato nella prima puntata di questa serie su marketing e psicologia, qui affronto la conferma pregiduziale, pericoloso meccanismo che talvolta porta ad assumere scelte incosulte, ben sfruttato dalle fake news che oggi imperano sul web. 

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