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Post su Facebook, Tweet e altri contenuti web: la lunghezza ottimale

Su Facebook, Twitter, Linkedin e gli altri Social Media scrivere troppo o troppo poco può risultare inutile o controproducente. Quali sono le lunghezze ideali da considerare?

Tempo fa, su queste stesse pagine, ho scritto un pezzo che, confesso, io stesso consulto regolarmente quando mi accingo a pubblicare un nuovo post sui vari Social Media nei quali sono attivo: "Facebook, Twitter, Linkedin, Pinterest, Instagram: le dimensioni giuste per foto e immagini". In quel caso, l'obiettivo era dare un rapido compendio delle dimensioni delle figure da usare in funzione dei singoli canali social e delle loro aree. Oggi riprendo lo stesso argomento, ma concentrando l'attenzione sulla lunghezza dei testi in funzione dei canali, sulla base delle recenti rilevazioni effettuate da chi analizza i numeri che riguardano gli utenti che accedono al web.

Alla base di queste indicazioni bisogna tuttavia tenere sempre ben presente un fenomeno ormai in atto in ogni campo: la soglia di attenzione delle persone è in continuo calo per cui occorre essere subito incisivi, considerando che dopo pochi minuti - o secondi - l'utente medio cambia pagina. Un percorso frenetico che ha però dei limiti verso il basso da non sottovalutare: lo stesso Twitter, che deve il suo successo al limiti dei 140 caratteri posto come sua regola iniziale, nel tempo ha scelto di alzare questa soglia che in molti casi risultava troppo limitativa per lanciare messaggi. Vediamo dunque, in rapida sequenza, quali sono le lunghezze ottimali in funzione dei vari canali Social.

I post su Facebook per aver successo

La rassegna non poteva che partire dal Social Media più gettonato al mondo, con un netto predominio in Italia dove altri, tipo Twitter, da noi raccolgono un seguito molto limitato rispetto ai valori raggiunti in altri paesi.

Tecnicamente, su Facebook non ci sono limiti per ciascun post: la soglia iniziale di 420 caratteri è stata elevata a oltre 63.000 lasciando spazio a chiunque di sbizzarrirsi a piacimento. Il problema, però, sta nella quantità di tempo che ciascuno di noi è disposto a dedicare a ciascun post tenendo presente che il flusso che ci troviamo davanti ad ogni connessione è praticamente infinito, ma che di ognuno di essi possiamo vedere - senza cliccare - solo alcune righe iniziali.

Stando ai dati rilevati da Jeff Bullas, su Facebook, i post che sono lunghi tra 40 e 80 caratteri ricevono oltre il 66% di interazioni più di quelli che oltrepassano gli 80 caratteri. Di conseguenza, l'indicazione è precisa: meglio non superare tale soglia!

Lunghezza Ideale Post Facebook

La presenza di un'immagine - possibilmente di effetto - amplifica considerevolmente tali valori per cui meglio sempre inserirne almeno una.

Se il contenuto che si vuole pubblicare, dopo tutte le necessarie operazioni di sintesi, supera comunque tale soglia, considerare i primi caratteri come il titolo del proprio contenuto e porre il testo a seguire, eventualmente completandolo con la sezione dei commenti. Questo anche perché in tal modo si cattura l'attenzione del potenziale lettore, inducendolo a cliccare per ampliare la visione del testo o andare sul link che contiene il resto della storia, magari sul proprio blog.

Le dimensioni ideali dei Tweet

Il taglio a massimo 80 caratteri dei post su Facebook, trova riscontro anche su Twitter dove il flusso è ancor più frenetico, nonostante la rimozione dell'antico limite fissato dall'azienda a 140 caratteri, oggi raddoppiati al netto degli indirizzi di eventuali link o immagini. E anche qui, la presenza di un'immagine - o di un filmato - diventa determinante per raccogliere seguito e conquistare attenzione.

A darci delle indicazioni numeriche, in termini di quantità di retweet ricevuti, è in questo caso Track Social, che rileva la maggior concentrazione nell'intervallo tra i 71 e i 100 caratteri, non dimenticando mai l'importanza della presenza di immagini.

Lunghezza ideale Tweet

Su LinkedIn, la lunghezza ideale si misura in parole, non in caratteri

LinkedIn ha numeri decisamente più ridotti rispetto a Facebook, ma in termini professionali è molto più efficace, a patto di pubblicarvi contenuti di spessore e, come visto nello scorso post dedicato ai principali trend sui Social Media, sfruttandone opportunamente la partecipazione a gruppi di interesse.

Il modo più efficace di usare LinkedIn non è tanto pubblicarvi interi documenti, quanto estrarne parti significative tali da indurre gli utenti ad accedere alle fonti dove l'intero documento viene posto. Così, come se si trattasse di un documento scientifico, meglio puntare su un titolo un sottotitolo e una sintesi efficace, piuttosto che pubblicare l'intero testo che è stato creato sull'argomento scelto.

Coerentemente con questa impostazione, i dati indicano che la lunghezza ideale dei post su LinkedIn si attesta attorno alle 25 parole, con titoli che non superano i 150 caratteri. Quanto ai testi sui quali indirizzare gli utenti, meglio non superare i 100.000 caratteri, salvo trasformare il testo in un White Paper o in un eBook.

Struttura ottimale dei post

Sia che come destinazione del proprio post si punti su di un blog - il proprio o quello di terzi - sia che l'ambiente di destinazione rientri tra uno dei Social Media indicati - e non solo - la struttura di quanto si pubblica deve riflettere uno schema consolidato e rivelatosi molto efficace:

  1. Un titolo
  2. Un sottotitolo
  3. Vari praragrafi inframezzati da un titolo per ciascun paragrafo
  4. Una immagine di partenza, seguita da altre immagini, specialmente se la lunghezza del post supera gli 800 caratteri.

Vediamo qualche dettaglio relativo a ciascuno di questi elementi, partendo dal tono da tenere nelle proprie pubblicazioni.

Il Tono ideale nel post: discorsivo su Facebook, telegrafico su Twitter, didascalico su LinkedIn

Un elemento che deve accomunare il tono da tenere, indipendentemente dal Media scelto - compreso il proprio blog - è andare subito al punto. In modo semplice, naturale e senza grandi giri di parole. Se si ha una tesi da sostenere, una opinione da condividere, una provocazione da lanciare, partire subito diretti per poi, se lo si ritiene opportuno, entrare nelle spiegazioni con altri particolari tipo antefatti, dati, elementi di corredo. Ma si deve sempre partire dal messaggio che si intende condividere, senza preambili, per non perdere attenzione da parte di chi si sta avvicinando ai nostri contenuti.

Per facilitarci il compito, dobbiamo immaginarci di essere nel contesto rappresentato da ciascun Media e di interfacciarci con gli interlocutori che vi troviamo. Ad esempio, possiamo raffigurarci Facebook come un bar dove incontriamo amici e avventori sconosciuti: possiamo alzare il tono per acquisire attenzione, ma senza gridare né tergiversare sui contenuti che vengono recepiti attraverso varie altre voci, rumori di fondo e tra un drink e un altro. Nel caso di Twitter siamo invece alla finestra e parliamo con un vicino, mentre in LinkedIn siamo ad un tavolo riunioni con altri interlocutori che sugli argomenti affrontati ne possono sapere come, se non più di noi.

Che tono terremmo in ciascuna di queste circostanze? Bene, cerchiamo di riprodurlo nella scelta dei termini da usare, nella costruzione delle frasi, nella sequenza di esposizione di quanto intendiamo dire.

Una raccomandazione per la scelta delle parole: consideriamo Google come un orecchio che ascolta senza essere un vero interlocutore. La sua attenzione può essere attratta da una parola o da una frase che cattura e che può quindi essere associata ad altri interlocutori che trattano gli stessi argomenti. Quanto più queste parole assumono rilevanza nella discussione, tanto più saranno considerate come meritevoli di esser utilizzate per attrarre attenzione da parte di un pubblico più allargato. Così, costruendo le frasi, i titoli, i sottotitoli dei nostri contenuti, cerchiamo di individuare i termini di maggior interesse per il pubblico e di utilizzarli prima di tutto nei titoli e nei sottotitoli, ma anche nei paragrafi. Possiamo considerare queste come indicazioni SEO, ma in realtà seguono le stesse dinamiche con le quali cerchiamo di attrarre attenzione di altri quando siamo al bar o in qualsiasi circostanza siamo esposti ad un pubblico eterogeneo.

Il titolo: non più di 7 parole e circa 50 caratteri in totale

Nel titolo dovranno essere inserite le parole chiave relative a quanto stiamo trattando, ponendole il più vicino possibile tra le parole iniziali del testo.

Il titolo può essere provocatorio, informativo con dei dati, interrogativo con una domanda, ma va considerato come la chiave per conquistare attenzione, inducendo alla lettura. E' la prima cosa che il nostro interlocutore vede e, in molti casi, sarà anche l'ultima per cui il suggerimento è scrivere il titolo quando si comincia a sviluppare il contenuto, completare il testo e quindi riscrivere il titolo riducendolo il più possibile in lunghezza e rendendolo il più incisivo che si riesce.

Stando a vari analisti, in funzione del Media, alcuni elementi quali le virgolette per le citazioni, i numeri, i punti interrogativi, i punti esclamativi risultano molto efficaci, così come l'uso di superlativi - senza mai esagerare - l'ironia o paragoni che sfociano nell'assurdo. Attenzione tuttavia ai doppi sensi e alle battute: se non sono inequivocabili e di facile comprensione da parte di chiunque potrebbero risultare non capite o addirittura controproducenti.

Nella ripartizione del tempo di stesura, riserviamone almeno il 20% alla scelta del titolo, più un altro 15% nella messa a punto del sottotitolo considerando il primo come il catalizzatore dell'attenzione, il secondo come lo strumento di induzione alla lettura del testo.

I paragrafi: frasi brevi e non più di 3 alla volta

Se il testo comincia ad avere una certa consistenza, va inframezzato da titoli di paragrafo, anch'essi contenenti le parole chiave dei contenuti che si stanno illustrando. In linea di massima, ciascun paragrafo non deve eccedere le 3 frasi che a loro volta possono esse esser lunghe non oltre 20 parole. Molto utile inserire nei paragrafi liste numerate o con dei pallini.

Evitare sempre ragionamenti molto complessi, con concatenzione di concetti che potrebbero portare alla perdita del filo del discorso. La lettura non è infatti mai troppo approfondita dal momento che il testo viene sorso con rapidità. Per tale ragione, nell'impaginazione, i caratteri in grassetto, gli spazi tra le frasi, le liste interrompono la sequenza troppo uniforme, costituendo una sorta di pausa nella scansione del testo e così diventano punti di maggiore attrazione.

Dopo la prima stesura del testo, rileggerlo sempre cercando di ridurne il più possibile la lunghezze ed evitando frasi retoriche o costruzioni tipo "la ragione è quella che...": se possibile, abolire la stringa "quello che" da ogni proprio testo!

Da ultimo, considerare il tempo di lettura: da un gran numero di indagini, risulta che i 7 minuti vanno considerati come il limite superiore nella quantità di tempo riservata ad un testo da parte di un lettore qualsiasi. Sette minuti corrispondono circa a 2.000 parole, per cui meglio spezzare i contenuti che le eccedono in più post, dotandole di titoli e sottotitoli che a loro volta costituiscono nuovi elementi di attrazione, piuttosto che pubblicare pezzi molto più lunghi.

Ultima modifica ilSabato, 19 Ottobre 2019 14:47

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