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Data Center e High Performance Computing (HPC) convergono sotto la spinta di Cloud Computing, IoT e Big Data

La conferenza stampa nella quale Lenovo ha illustrato la propria posizione di leader nei Data Center HPC mi offre l'occasione di illustrare l'importante trend che sta rivoluzionando una volta di più le attuali infrastrutture IT delle aziende.

Partiamo da una breve premessa: i Data Center non hanno bisogno di grandi definizioni e, sebbene siano in perenne oscillazione tra la gestione diretta delle aziende, l'outsourcing integrale e quello di alcune sue parti - hardware (Mainframe o Cluster di Server), reti, sistemi operativi, Console di monitoraggio e gestione con tutto il relativo software di base - pressoché qualsiasi azienda ne ha uno o più, strettamente connesso alla propria attività operativa. Per contro, i Data Center HPC (High Performance Computing) nel passato erano appannaggio dei centri di ricerca, delle elaborazioni più complesse, ma occasionali, tipo il calcolo delle pressioni sulle pareti di una grande diga e di conseguenza venivano largamente impiegati per analisi avanzate sulla base di "affitti a tempo". Così, mentre nei Data Center i Leader di mercato rispondevano a nomi tipo IBM o HP, nei centri HPC si trovavano i così detti supercomputer tra i quali i Cray la facevano da padrone. Questo in un passato che tuttavia arriva fino ai giorni nostri, ma con alcune importanti evoluzioni.

Il Cloud Computing sta conoscendo un'espansione su tutti i mercati del mondo che coinvolge aziende di ogni genere e dimensioni. Le formule di acquisto di Cloud Computing, tutte a consumo, spaziano dalle infrastrutture (IaaS), alle piattaforme (PaaS), al software (SaaS). Un modello che era già stato collaudato e largamente utilizzato per i supercomputer con una formula che potremmo etichettare Coumputing as a Service (CaaS) per distinguerla dal più noto SaaS. E' chiaro che, specie per i fornitori di servizi Cloud, creare Data Center sempre più performanti diventa cruciale per competere sul mercato, così avremo Data Center che migliorano costantemente in efficienza - anche energetica - a complemento o in sostituzione dei classici Data Center aziendali.

Il secondo fenomeno a cambiare i connotati dell'informatica tradizionale è rappresentato dai Big Data il cui attuale impiego va considerato solo come l'inizio di un percorso inarrestabile che vedrà la confluenza di innumerevoli fonti di dati - specialmente di tipo multimediale - in avanzati sistemi di elaborazione basati sull'intelligenza artificiale e non solo. Solo all'inizio in quanto la diffusione di sensori in ogni aspetto della nostra vita quotidiana - dalle apparecchiature ai vestiti, dal territorio all'atmosfera - è destinata a far fare vari salti di ordini di grandezza nelle quantità di dati da elaborare, in tempi sempre più stretti, se non addirittura in tempo reale. E anche in questo caso le capacità elaborative dei Data Center raggiungeranno in breve dimensioni difficilmente affrontabili dalla gran parte delle aziende sul mercato, spingendo una volta di più nelle formule "a consumo" destinate a soppiantare definitivamente tutte le antiche forme di outsourcing affermatesi nel passato.

Così, IDC prevede che il mercato HPC crescerà a livello mondiale dai 23,1 miliardi di dollari del 2016 ai 31,4 del 2019, superando - stando ad altre fonti - i 33 miliardi entro il 2022, affiancandosi alla crescita dei grandi Data Center sui quali stanno concentrando le proprie attenzioni colossi quali Google, Amazon, Microsoft, IBM e la gran parte delle grandi aziende, utenti o fornitrici di servizi IT, che sempre più spesso guardano all'HPC per superare i limiti di capacità e superficie nei quali sono attualmente costrette le proprie infrastrutture informatiche. Un esempio di questa tendenza è rappresentato dal Gruppo ENI che ha allestito su questa base il suo nuovissimo Data Center di Sannazzaro de' Burgundi, per il quale sono anche stati adottate numerose soluzioni innovative per la riduzione dei consumi energetici.

Data Center vs HPC Data Center

La differenza principale tra i due tipi di Data Center è che nei primi (HPC) la prevalenza è l'alta intensità di calcolo, nei secondi quella di elaborazione dati, con impostazioni archietturali che ne riflettono la filosofia, ma che vengono poi gestite a livello software con le tecniche "Software Defined". Ad esempio, per lo Storage, Lenovo ha sviluppato una soluzione di Software Defined Storage (SDS) in grado di operare anche con i cluster HPC realizzati con processori Intel Xeon e "impacchettati" in rack che consentono di condensare innumerevoli quantità di Server in spazi ridotti, scalandone i livelli di potenza in base alle specifiche necessità, facendoli operare anche in parallelo.

Le possibilità sono poi state ampliate dall'affermarsi di OpenCL, giunto oggi alla versione 2.1, lo standard aperto che facilita la parallelizzazione delle elaborazioni su processori di ogni genere, inclusi i coprocessori grafici di ultima generazione.

Per altro, ci sono svariati punti comuni sui quali porre l'attenzione: in entrambi i casi i sistemi vanno monitorati 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, possibilmente usando un'unica console di gestione, vanno risolti i malfunzionamenti hardware e software senza impattare sull'erogazione dei servizi, bisogna effettuare regolari salvataggi dei dati e controllare gli accessi secondo le regole stabilite a livello organizzativo e normativo.

Lenovo guarda ai Data Center con grandi ambizioni

Nonostante sia nota principalmente per i Laptop, Lenovo ha conquistato una buona posizione anche tra i Data Center HPC: un supercomputer su quattro nel mondo è realizzato con prodotti HPC Lenovo, con una buona presenza tra i centri di ricerca universitari, anche in Italia: ben 117 dei 500 più potenti supercomputer nella TOP500 sono installazioni di Lenovo, tra le quali 17 delle 25 principali università e istituzioni di ricerca di tutto il mondo. Tra i centri di ricerca clienti di Lenovo c'è anche il CINECA di Bologna, che gestisce il più grande centro di calcolo in Italia.

Alessandro De BartoloAbbiamo raggiunto con ben due anni di anticipo il traguardo ambizioso che ci eravamo prefissata di conquistare entro il 2020 - sono le parole di Alessandro de Bartolo, country manager per l'Italia dell'area Data Center di Lenovo - con una caratteristica che ci rende ancor più ottimisti per il futuro: la nostra presenza in Europa è di assoluto primato, superiore persino a quella nei paesi asiatici e americani. Abbiamo realizzato Data Center HPC in Germania - con avanzati sistemi di raffreddamento ad acqua che riducono del 40% i consumi energetici - in Spagna, in Danimarca oltre che in Italia. A tal proposito, utilizziamo tre diversi sistemi di raffreddamento che adottiamo in funzione del contesto nel quale vengono installati i Data Center: a liquido, ovvero il sistema Direct-To-Node (con l'uso diretto dell'acqua), il Rear Door Heat Exchanger (RDHX (con scambiatori di calore posti sulle porte posteriori) e ibridi che combinano il raffreddamento ad aria con quello a liquido.

Lenovo ha un doppio quartier generale, a Morrisville nel North-Carolina (USA) e a Pechino (Cina), per un fatturato che supera i 45 miliardi di dollati realizzati in oltre 160 paesi del mondo.

Ultima modifica ilMartedì, 17 Luglio 2018 12:12

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