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CIO: Priorità 2013-2014 rivisitate

All'inizio di ogni nuovo anno, analisti e ricercatori si scatenano nel fare le proprie previsioni sul prossimo futuro. Qui ne abbiamo documentate molte. Ora, Joe Stangarone, presidente di MRC, le riesamina in modo incrociato e noi le commentiamo

Con il titolo 7 Strategic CIO priorities for 2013-2014, su MRC, Joe Stangarone ha pubblicato nei giorni scorsi un aggiornamento critico delle priorità formulate da lui stesso e da vari analisti di mercato per il 2013 dei CIO. L'articolo, sintetico e ben strutturato, prende in esame i punti principali di attenzione per come sono stati inizialmente definiti e per come stanno evolvendo. Ne riportiamo quindi una sintesi, declinandone alcuni punti su come questi stessi elementi trovano riscontro in Italia, anche alla luce delle recenti indagini pubblicate da Assinform e da noi stessi per quanto riguarda il BYOD.

Uso della tecnologia molto al di sotto del suo potenziale.

A inizio anno, per dirla in estrema sintesi, le parole chiave erano BYOD (Bring Your Own Device), con tutto ciò che ne deriva in termini organizzativi e gestionali, Big Data e Analytics, Cloud Computing. Dopo di che, entrando nel merito di alcune aree specifiche, i termini più gettonati erano Digital Marketing, Social Media Management, Appification, e-Commerce e Mobile Payment. Termini sui quali, sia pure con qualche divergenza, abbiamo registrato la convergenza delle opinioni di Forbes, Forrester Research, Gartner, IDC e sui quali ci trovavamo allineati anche noi in BCI Italia.

Contesto nel quale tuttavia non si può ignorare il monito di Gartner secondo la quale “Le imprese, in media, riescono a sfruttare concretamente solo il 43% dell'effettivo potenziale offerto dalle nuove tecnologie.” Valore al quale non mi è chiaro come siano arrivati, ma data l'autorevolezza dell'azienda non mi sento di mettere in discussione.

La domanda che si pone quindi Joe Stangarone è quindi: come le Direzioni IT possono migliorare questo risultato a vantaggio delle proprie aziende? Dopo aver intervistato molti analisti, CIO ed operatori, Stangarone arriva alla conclusione che i fattori sui quali far leva sono essenzialmente due. Il primo sta nel rivedere le priorità in funzione della facilità alla quale si possono realizzare i progetti. Il secondo nell'adattarne l'applicazione in funzione delle esigenze dell'azienda e dei vincoli del contesto. Detto in altri termini, puntando su adattabilità ed interpretazione. Vediamo quindi, per alcuni dei capitoli principali, cosa questo vuol dire.

Assecondare una Realtà Sempre Più “BYO”

Sembra un gioco di parole, ma mentre il BYOD perde la D finale - i Device - diventa molto più complesso in quando vi aggiunge la A di Application e - forse - altre lettere tipo la S di Servizi, la P di Payment e così via. Così, il tentativo di mantenere un assoluto controllo sugli apparati utilizzati dagli utenti diventa sempre più effimero, costringendo le Direzioni IT a trovare soluzioni di diversa natura per la gestione e la sicurezza, visto che il fenomeno appare già oggi inarrestabile. Bisogna quindi definire delle regole applicabili a partire dagli accessi ai sistemi, non dai Device, proteggendo i propri ambienti e distinguendoli in modo radicale da quelli degli utenti.

Con la virtualizzazione delle postazioni di lavoro e l'estensione degli orari di lavoro, per cui si è sempre reperibili, imporre l'uso di Device aziendali diventa pressoché impossibile, mentre rimane indispensabile garantire la massima sicurezza e protezione dei propri dati aziendali. BYOD rappresenta così il primo passo di un percorso pieno di ostacoli, ma da compiere inevitabilmente.

La messa a punto delle soluzioni non ha implicazioni solo di tipo tecnologico, ma ha a che fare anche con gli aspetti normativi - ad esempio, i regolamenti sulla Privacy - fiscali e sindacali, per cui la messa a punto dei sistemi può esser iniziata solo dopo aver definito le Policy, che così divengono i requisiti di partenza dei progetti.

Affrontare i Cambiamenti Tecnologici solo a Fronte della Creazione di Nuovo Valore

Su questo punto siamo totalmente allineati e fa piacere riscontrare che anche nella cultura americana - normalmente super orientata a recepire le innovazioni tecnologiche appena disponibili - sta entrando il concetto che non è vero che "Nuovo è Bello", ma che "E' Bello, se di Valore", sul quale da sempre abbiamo orientato tutte le nostre scelte ed indicazioni. L'abitudine a porre la domanda "Perché" talvolta viene ottunebrata dall'entusiasmo per il nuovo e così si perdono di vista gli obiettivi di "generazione di valore aggiunto" che dovrebbero permeare tutte le scelte di cambiamento.

Così, per citare Stangarone con le sue stesse parole, "The true challenge for CIOs is determining which new technologies help the business, and which to avoid." Per Frank Petersmark, CIO Advocate di X by 2, un'intera carriera passata come CIO di varie compagnie di assicurazione, i cambiamenti tecnologici non sono mai presi in considerazione in quanto tali, ma per gli effetti che sono in grado di generare sul modo di operare dell'impresa a livello tattico o strategico. Quindi, le nuove tecnologie sono equiparabili a degli strumenti, il cui uso potenziale deve esser ben compreso dai CIO affinché se ne possa capire il contributo che possono dare al funzionamento dell'impresa. Una visione che impone al CIO un costante aggiornamento sulle nuove tecnologie, ma una profonda comprensione del Business della propria azienda per capire come incidervi approfittando di quanto offre l'innovazione tecnologica.

Ad esempio, pensiamo alla combinazione Big Data e Mobilità, capaci di costituire una miscela esplosiva, così come dimostrato nel progetto di ridefinizone delle linee di trasporto pubblico della città di Abidjan, la più grande della Costa d'Avorio, che abbiamo illustrato in questo articolo, ma costosi e dispersivi se non applicati a casi concreti e con obiettivi predefiniti frutto di un'approfondita conoscenza di cosa possono fornire e come vanno utilizzati.

Prepararsi al Cloud Computing: rivedere processi e architetture

Tutti gli analisti sono concordi nell'indicare il Cloud Computing come il vero futuro dell'IT, senza più fare distinzioni tra Cloud privete, pubbliche e ibride, nè rigorose classificazioni tra le diverse forme di "as a Service". Il Cloud Computing è qui per restare e diventa la direzione verso la quale orientarsi. Ma quanto le aziende sono pronte a recepirne i vantaggi offerti?

Anni fa, in BCI Italia, abbiamo cominciato a parlare di XML e venivamo considerati come dei "marziani". Poi da lì siamo passati alle architetture SOA (Service Oriented Architecture), al Business Process Management ed ai Web Services, che sono proprio basati sull'XML e costituiscono un elemento fondamentale per realizzare le SOA e processi facilmente gestibili ed integrabili.

Una volta rivisti i propri sistemi in ottica SAO, si è finalmente in grado di operare delle scelte consapevoli e ottimizzate di quali servizi Cloud adottare. Sin dall'inizio affermammo che questo era un percorso obbligato, ma quanti l'hanno affrontato e possono asserire di essere pronti a recepire tutti i vantaggi offerti dal Cloud Computing?

Così, Stangarone rileva che per un gran numero di aziende il Cloud Computing è ancora molto lontano da venire, per cui preferiscono continuare a gestire in proprio i sistemi e le applicazioni dell'azienda. In buona parte questo riflette l'inadeguatezza dei sistemi al passaggio verso il Cloud Computing, non avendo mai affrontato il percorso evolutivo tracciato, per cui il gap tecnologico si amplia sempre di più, fino a divenire incolmabile, imponendo scelte radicali molto onerose e non facilmente sostenibili. Obbligando così l'azienda a patire uno "svantaggio competitivo" che fino a quando resta marginale non incide significativamente sull'intero Business, ma che alla lunga può divenire letale. Condizione nella quale spesso si rispecchiano molte delle nostre imprese nazionali che spesso rimandano all'infinito gli investimenti per il rinnovamento dei propri sistemi informativi.

Quindi, si legge Cloud Computing, ma da dove si inizia? Dalle architetture e dalla revisione delle applicazioni, rendendole parte di processi e scorporabili dal resto dei sistemi con i quali dovranno integrarsi usando le nuove tecnologie. Le nuove applicazioni dovranno essere concepite in modo aperto, indipendenti dai Data Base, dai linguaggi, dalle tecnologie di infrastruttura, e anche gli interventi di manutenzione evolutiva dovranno esser concepiti come "add on aperti" alle applicazioni esistenti, gettando così le basi per una progressiva revisione che, alla lunga, potrà anche sbocciare il soluzioni Cloud.

Fronteggiare lo “Shadow IT”, ovvero i Progetti Autonomi degli Utenti

Ci sono tre fenomeni che letti in modo combinato spiegano un fenomeno sempre più presente in molte aziende:

1. La proprietà dei Budget e dei progetti applicativi passa dalle Direzioni IT alle Direzioni Utenti: una volta, tutti gli investimenti in IT ed i Budget erano gestiti dalle Direzioni EDP. Successivamente, con il diffondersi delle pratiche di ri-addebito agli utenti dei costi dei progetti e dei servizi, la titolarità delle decisioni è progressivamente passata alle Direzioni Utenti, lasciando alle Direzioni Sistemi unicamente i Budget per l'esercizio e le scelte infrastrutturali. Questo ha messo molte Direzioni Utenti nelle condizioni di poter scegliere e decidere le proprie soluzioni in modo svincolato dalle proprie Direzioni Sistemi, come nei casi dei sistemi di Marketing, di Finanza, di Gestione del Personale o degli Uffici Tecnici e di Produzione.

2. La Consumerizzazione dell'informatica ha favorito la diffusione delle competenze: oggi, chiunque accede al Web in modo autonomo, passando per i siti di e-Commerce, i Social Network, i motori di ricerca, la posta elettronica. Si è quindi diffusa una consapevolezza su cosa si può fare e su quanto sia semplice usufruire di determinati servizi. Il ricorso alle competenze della Direzione IT diventa quindi meno cruciale che nel passato, inducendo molti utenti a trarre proprie conclusioni e scelte indipendentemente dai colleghi specializzati in informatica.

3. I Servizi Cloud sotto gli occhi di tutti: a partire dalla posta elettronica, per arrivare a soluzioni più complesse come quelle per la condivisione dei contenuti, la collaborazione, la gestione delle chiamate telefoniche, delle videoconferenze, i Backup, il CRM, i servizi di Marketing, chiunque navighi sulla rete può rendersi personalmente conto di quanto sia facile usufruire di determinati servizi di tipo pubblico, trascurandone le eventuali complessità ed i rischi nell'adottarli a livello aziendale.

La combinazione di questi tre elementi si traduce in quello che Stangarone ha etichettato come "Shadow IT", corrispondente alla nascita di progetti informatici nati dalla collaborazione tra utenti e fornitori esterni, paralleli a quelli normalmente gestiti dalle Direzioni IT. Fatto che è molto presente anche da noi, sia pure a diversi livelli. Ad esempio, quanti usano Dropbox per l'interscambio di documenti o Skype per le chiamate telefoniche e le videoconference? E, salendo di livello, quante volte le Direzioni Marketing hanno affidato a Web Agency o altri fornitori esterni il compito di gestire proprie campagne commerciali, i Data Base dei prospect, le analisi dei dati?

I rischi qui sono tanti, spaziando dalla violazione di normative, alla perdita del controllo dei dati, alla creazione di incoerenze tra i dati elaborati tra le varie Direzioni aziendali, per cui le Direzioni Sistemi devono affrontare questa realtà in modo delicato, lavorando più in termini di autorevolezza che di autorità. A questo proposito, Sanjay Maradi, autrice del libro “Ride The Flat World – How CIOs can help businesses succeed” sostiene che proprio con il diffondersi dei servizi Cloud, i progetti appaltati direttamente dagli utenti e fornitori esterni sono in forte aumento, specie nelle aree Marketing e Finanza, obbligando i CIO a trovere delle soluzioni concrete per non perdere il proprio primato nelle aree inerenti i servizi IT.

“Shadow IT” non va quindi considerato come un problema, ma come un sintomo dell'insoddisfazione degli utenti nei riguardi delle loro Direzioni IT. Insoddisfazione che deve esser risolta fornendo agli utenti servizi di qualità migliore, in tempi e a costi inferiori rispetto al passato.

La Marginalizzazione dei PC

I dati appena pubblicati da Assinform indicano un netto calo del mercato dei PC - sia in forma di DeskTop che LapTop - la quasi scomparsa dei Netbook e l'impennata dei Tablet, visti anche per il 2013 ed il 2014 come i prodotti a maggior tasso di crescita assoluto. Seguiti dagli SmartPhone, che stanno ormai rimpiazzando di gran carriera tutti i telefoni cellulari delle generazioni precedenti.

Allo stesso modo, i dati del traffico sulle reti indicano il sorpasso della parte mobile rispetto alle linee ed alle postazioni fisse, segnando così un radicale cambiamento rispetto all'abitudine di lavorare dalla propria scrivania usando un Personal Computer. Lo stesso Wndows 8 di Microsoft segna l'unificazione delle interfacce tra PC e Tablet, sancendo di fatto una sorta di passaggio di testimone tra le due tipologie di Device.

La Mobilità diventa quindi un elemento centrale per qualsiasi strategia di gestione e controllo dei sistemi informativi del prossimo futuro. Questo, che viene definito anche come un nuovo MultiScreen World, ha anche delle forti implicazioni sulla ridefinizione delle applicazioni e delle interfacce. Si parla infatti sempre di più di APPs e meno di applicazioni, con la granularizzazione dei servizi, la rivisitazione dei processi, la nascita di APPStore aziendali. Questa "APPification" costituisce la nuova frontiera di quella che per anni è stata chiamata la "Modernization" delle applicazioni e non solo va cavalcata, ma deve esser considerata come l'occasione per generare del nuovo valore aggiunto sia per gli utenti interni all'azienda, sia per i clienti, i partner, i prospect, rinnovand i processi ed i servizi.

L'interoperabilità diventa la parola d'ordine della nuova revisione dei processi e delle componenti applicativi, i servizi diventano l'ottica con la quale rivedere ciò che erogano i sistemi informativi, gli standard il prerequistito affinché si possa operare nel nuovo scenario.

 

Ultima modifica ilLunedì, 01 Luglio 2013 16:11

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