Menu

Opportunità di Carriera: dal Data Steward al Chief Digital Officer, i Nuovi Ruoli per le Direzioni Sistemi

I dati sull'occupazione nell'IT tradizionale sono drammatici, ma esistono ancora numerose opportunità per chi ha voglia di darsi da fare...

A guardare i dati pubblicati nei giorni scorsi sull'occupazione nel settore IT in Italia c'è da sentirsi male: nel solo corso del 2012 hanno chiuso centinaia di aziende, mentre le stesse Direzioni Sistemi delle imprese medie e grandi hanno fatto delle cure dimagranti da brivido. Questi sono il risultato di tre fenomeni che si intersecano, risultando in una miscela esplosiva per i professionisti dell'informatica tradizionale:

  • La crisi economica ha colpito molte aziende di ogni settore, costringendole a prendere drastici provvedimenti di sopravvivenza, portandole a fondersi con altre, a condividere il maggior numero di servizi possibile, a cedere le proprie infrastrutture e Direzioni Sistemi "per fare cassa", appaltandone poi i servizi a fornitori esterni.
  • Il Cloud Computing, sebbene ancora non così diffuso come si potrebbe immaginare, ha innescato e accelerato i processi di esternalizzazione dei servizi IT, favorendo la concentrazione delle Direzioni Sistemi delle multinazionali in pochi centri di grandissime dimensioni, e quindi dismettendo quelli periferici, o spingendo verso il ricorso a Cloud pubbliche o semi-pubbliche per una porrzione sempre  più consistente di attività in precedenza svolte internamente.
  • La riduzione delle dimensioni del mercato ha ovviamente avuto delle conseguenze dirette anche nell'area degli operatori, che venendo meno i propri clienti sono stati costretti a chiudere, a fondersi con altre imprese, a cambiare attività.

Scenario che cela anche nuove opportunità

Fermandosi a questo livello, le prospettive e gli spazi sui quali far affidamento sembrano scomparire, ma in realtà, non è proprio così. Ci sono vari settori ancora in fermento, dai quali si possono trarre grandi soddisfazioni, a patto di saperli cogliere e di essere in grado di attrezzarsi per affrontarli con la dovuta competenza e professionalità. Osserviamone alcuni, per poi concentrarci in quello che sembra al momento offrire le opportunità maggiori.

Stando alle priorità dei CIO - a livello mondiale, ma anche nazionale - rilevate dalle principali società di analisi di mercato, Gartner, Forrester, IDC - sebbene con alcune differenze, i punti sui quali si stanno concentrando gli investimenti per il 2013/2014 sono:

1. La consumerizzazione dell'IT, con la necessità di dover gestire il fenomeno BYOD (Bring Your Own Device): questo implica la revisione delle infrastrutture di controllo della sicurezza, delle prestazioni, di erogazione dei servizi agli utenti, con la necessità di dotarsi di nuove componenti software, di definire nuove Policy, di stabilire dei criteri per la selezione e la messa a punto delle soluzioni;

2. La digitalizzazione di tutto: una delle parole chiave degli ultimi tempi è il Digital Marketing, che però fa seguito alla digitalizzazione dei contenuti ed alla dematerializzazione ed alla digitalizzazione dei processi. Con la sigla 2.0, il sito Web dell'impresa ha cambiato ruolo, rivenendo nodo bidirezionale ed interattivo per il funzionamento delle imprese, generando un'intera nuova generazione di progetti, tecnologie, strumenti di sviluppo e gestione.

3. L'esplosione dei dati: l'effetto combinato dei punti 1 e 2, associato alla possibilità di acquisire dati da nuove fonti - tipo, ad esempio, i sensori che ormai vengono collocati ovunque in forma di componenti attivi di acquisizione informazioni, o passivi tipo i codici a barre o quelli RFID - porta a ragionare in termini di gestione dei dati con uno spettro di possibilità dai confini molto diversi da quelli del passato. Si parla così di Real Time Business Intelligence, di Big Data e di analisi continua di dati strutturati e non che divengono l'elemento centrale per l'assunzione di decisioni non solo di pianificazione strategica, ma anche di gestione operativa.

Da soli, questi tre capitoli hanno dei risvolti tecnologici e implicano delle competenze e dei servizi professionali molto ampi, che meriterebbero di essere affrontati in profondità nell'ambito della definizione di un piano strategico di sviluppo - d'impresa o di Direzione Sistemi. Per dare solo un assaggio di cosa intendo dire, declino per grandi linee solo l'ultimo dei punti indicati, tenendo presente che anche solo in questo caso varrebbe la pena procedere ad un livello di dettaglio molto più consistente di quello proposto.

La centralità dei dati e della loro gestione: dal Data Steward, al Chief Data Officer

Ogni tanto ce ne dimentichiamo, ma l'essenza delle Direzioni Sistemi è la Gestione dei Dati, tant'è che nel passato si parlava unicamente di Data Center e di sistemi di elaborazione dati. Oggi, ai dati si tende dare ancora maggior valore, parlando di informazioni, e a gestirne quantità sempre più consistenti, ma questo rende solo più complessa e critica l'attività!

Già qualche anno fa, su Toolnews delineammo con precisione la figura del Data Steward, indicandone la nascita del nuovo ruolo all'interno delle Direzioni Sistemi. In molti casi questo è puntualmente avvenuto, sebbene siano ancora poche le persone che sul proprio biglietto da visita si qualificano come Data Steward e altrettanto dicasi per le esplicite ricerche di personale pubblicate dalle aziende. In realtà, spesso, il ruolo è svolto in modo informale dai DBA - Data Base Administrator - che però ne assumono gli aspetti strettamente correlati alle questioni tecnologiche, o da comitati interfunzionali a livello aziendale. Di fatto, però, non esiste progetto di Master Data Management (MDM, da non confondersi con l'omonima sigla Mobile Device Management) senza che le questioni che dovrebbe affrontare il Data Steward siano state esaminate e risolte.

Cosa fa il Data Steward? In strema sintesi, da un punto di vista logico, quindi non solo tecnologico, è il responsabile della coerenza e dell'usabilità dei dati all'interno dell'organizzazione aziendale. Dati che possono provenire da fonti diverse, esser dati in pasto a strumenti e persone diverse, ma che debbono esser sempre corretti, aggiornati ed integrabili. Detto in altri termini, è il responsabile della Governance dei dati, stabilendone la proprietà, le autorizzazioni di accesso, aggiornamento, inserimento, definizione, la formalizzazione e la condivisione a livello aziendale. Attività che normalmente parte dai dati strutturati, ma che nel tempo sta avendo sempre più implicazioni anche nella gestione dei dati non-strutturati.

Per svolgere il proprio compito, il Data Steward deve fasarsi con i "proprietari" dei dati e con tutti coloro i quali ne fanno uso (nelle transazioni, nelle interrogazioni, nella reportistica, nei processi) - quindi deve esser una persona autorevole, ma capace di negoziare e di correlarsi con facilità ai propri colleghi - e può utilizzare degli strumenti, quali i già citati Tool di MDM, ma solo dopo averne definito le caratteristiche ed i requisiti concordati con gli utenti.

Ciò che sta avvenendo, e che si consoliderà ancor di più nel tempo, è che tuttavia i dati divengono sempre di più - implicando la revisione anche delle infrastrutture per la loro conservazione ed elaborazione - ed assumon nuove forme. Qualche esempio? Difficilmente i sistemi tradizionali sono utilizzabili per l'elaborazione dei Big Data, in quanto non dispongono della potenza necessaria e neppure delle architetture orientate a fornire risultati in tempi ragionevoli. Discorso analogo merita lo Storage che rischia di divenire un centro di spesa quasi fuori controllo per le Direzioni Sistemi che si trovano ad esser investite da crescenti ed impreviste moli di dati.

Non solo, guardando al Web Semantico, del quale si parla sempre di più e che costituisce na delle evoluzioni più attese del prossimo futuro, lo stesso significato dei dati cambia fisionomia, rimettendo in discussione molte delle attuali impostazioni in uso.

Di conseguenza, se il Data Steward è indispensabile per la gestione e "l'ordinaria amministrazione", pensando in prospettiva emerge l'esigenza di una nuova figura, il Chief Data Officer o Chief Digital Officer (CDO) al quale affidare il compito di pianificare e gestire l'evoluzione delle infrastrutture di gestione dati dell'azienda. Lavorando in sintonia con il Data Stewart, ma con una proiezione ancor più spinta verso gli utenti ed il futuro, il CDO dovrà assumersi il compito di definire le infrastrutture per la gestione dei dati lungo l'intero arco della loro vita, rispettando le esigenze degli utenti e le normative in tema di Privacy e sicurezza, cercando sempre di allestire soluzioni che combinano la massima efficenza con il minimo costo di gestione, operando in equilibrio ottimale tra l'affidarsi a fornitori esterni e utilizzare componenti e servizi interni.

Infrastrutture di Information Management di nuova generazione

Già da tempo, IBM ha trasformato il nome della propria linea di offerta nell'ambito della gestione dei dati da DB2 a Information Management, procedendo quindi a rivedere il proprio portafoglio prodotti con un'incredibile serie di acquisizioni.

Il punto rilevante è che tuttavia l'IM è prima di tutto Management, per cui le tecnologie aiutano, ma è indispensabile impostare una corretta gestione per l'insieme del patrimonio dei dati dell'impresa, un Asset spesso trascurato, ma di grandissimo valore e trasversale rispetto a tutte le funzioni aziendali. 

Nell'ambito dell'Information Management, la cui guida quindi diventa il compito primario del CDO, rientrano la scelta e la gestione delle fonti, le regole ed i controlli di condivisione, la determinazione del valore delle informazioni e la conseguenze protezione nell'ambito di piani di medio termine che vanno costantemente aggiornati proprio in correlazione alle continue evoluzioni delle tecnologie. E' pertanto un compito gestionale, più che tecnologico, che però presume buone competenze in ambito tecnologico ed un'elevata sensibilità verso il concetto di Valore. Cosa vuol dire? Saper definire il valore di un'informazione, in modo da stabilire quanto conviene investire per disporne, per proteggerla dai rischi di perdita o di furto, per capire con quale tempestività bisogna disporne. Ad esempio, quando e quanto conviene investire sui nuovi motori di elaborazione dati basati sulle tecnologie In Memory, Vertical/Columnar, o ad elevata parallellizzazione (MPP)? Scelte che vanno fatte in modo razionale e concreto così da allocare consapevolmente le risorse necessarie ad assicurare il massimo livello di ritorno degli investimenti per l'impresa.

Non per nulla, si parla sempre più spesso di "Logical Data Warehouse", in superamento del tradizionale concetto di Data Warehouse, passando dai Repository fisici nei quali allocare tutti i dati da esaminare, alle piattaforme capaci di gestire i processi di reperimento dei dati andandoli a rilevare dai Repository che li contengono - siano essi Data Warehouse, Data Mart, o Data Base - o anche intercettando transazioni, messaggi, flussi di dati che si creano tanto all'interno, quanto all'esterno della propria organizzazione, come nel caso dei Social Network. Si parla inoltre di tecnologie che vanno oltre il classico SQL ed i Data Base relazionali, con sighe quali NOSQL, Hadoop, MapReduce e via dicendo.

In conclusione, si tratta di una lunga serie di opportunità tecnologiche per i potenziali fornitori, e di nuovi ruoli dei quali qualsiasi azienda non potrà assolutamente fare a meno già a partire dal prossimo futuro..

Ultima modifica ilSabato, 29 Aprile 2017 11:56

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Torna in alto