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Google, attaccata da più parti, deve dedicare molte risorse alla propria difesa

Passaggio difficile quello che sta attraversando Google: da simpatica azienda da ammirare per la capacità di innovare, l’attenzione all’ambiente, per la qualità del suo ambiente di lavoro, nel solo mese di agosto si è trovata a fronteggiare attacchi da tutte le parti.

Così, come già accaduto nel passato a colossi quali IBM o Microsoft, sta pagando lo scotto del divenire “grande”, con la progressiva trasformazione da uno smodato sostegno universale, ad una progressiva azione di critica e contestazione. Ma andiamo con ordine, cercando di mettere in fila un po’ di fatti, per arrivare ad una conclusione su cosa attenderci per il prossimo futuro.

Prima nel 2007 e nel 2008 nella classifica di Fortune delle migliori compagnie del mondo per le quali lavorare, nel 2009 e nel 2010 Google è leggermente arretrata, ma ha mantenuto comunque una solida posizione al quarto posto. Nel commentare i perché di tale successo, la cosa che balza di più all’occhio è l’attenzione posta sugli “aspetti umani” del proprio personale, cercando di creare luoghi di lavoro accoglienti, di servire ottimo cibo, di rendere il più piacevole possibile il lavorare. In parallelo, questi aspetti sono stati sviluppati con un’estrema attenzione alla sostenibilità dell’ambiente, creando Data Center particolarmente efficienti e conservativi nell’uso delle risorse. Il tutto, accompagnato da una serie di prodotti e servizi innovativi che sembrava non avessero limiti, ponendo la rete al centro di una consistente rivoluzione copernicana nell’uso dell’informatica: non più applicazioni e computer, ma terminali di accesso ai servizi OnLine, erogati non si sa bene da dove, ma puntando su efficienza, affidabilità e sicurezza.

Nel contempo, cambia anche il modello di Business, cercando di utilizzare la rete per divenire fagocitatori di contenuti, prodotti, servizi e di conseguenza pubblicità. Una strategia illuminata, ben ripagata da una crescita pressoché frenetica nel giro d’affari, del valore di Borsa, nelle strutture e nel personale. I primi scricchiolii si sono cominciati a sentire in primavera quando – tra marzo e giugno - è stata dapprima pesantemente attaccata da Hacker riconducibili a sedi dei Enti statali cinesi, quindi costretta a trasferirsi ad Hong Kong per sfuggire al giogo della censura impostale dal Governo Cinese (ma in ballo ci sono dei principi di correttezza e moralità, o la ricca torta del mercato cinese che con i suoi tassi di crescita è al momento il più appetito del mondo?). In seguito al sostegno ricevuto dal Ministro degli Esteri USA – Hillary Clinton - Google ha cercato una forma mediata per garantire la navigazione sul Web agli utenti cinesi rispettandone le leggi, pur cercando di aggirare le regole sulla censura imposte da Pechino.

E’ stata così creata la pagina Google.cn che, in aggiunta ai tipici servizi del motore di ricerca più gettonato del mondo, offre la possibilità di utilizzare la pagina del sito di Hong Kong per eseguire ricerche non sottoposte a censura. Ma siccome neanche in Cina, per dirla alla Totò, “nessuno è fesso”, i governanti cinesi hanno cominciato ad attaccare su di un altro fronte, contestando la legittimità di alcune funzioni – tipo Suggest, Docs, Groups e Mobile. La battaglia è ancora in corso, ma segna solo uno dei fronti nei quali Google deve arrabattarsi contro una crescente ostilità per lei del tutto nuova. E a rafforzare il segnale di questo cambio di atteggiamento viene proprio da Fortune che, dopo averne sottolineato i meriti per ciò che riguarda la qualità dei posti di lavoro, nel numero del 30 agosto esce con un titolone di copertina: IS GOOGLE OVER? ed un sottotitolo a firma di Michael Copeland “…with online search slowing and new competition looming, Googles best days may be behind it.”

Nelle 7 pagine di articolo, vengono evidenziati l’arretramento dei tassi di crescita e dei corsi azionari, la pochezza dei ricavi generati da Android, il maggior successo che sta ottenendo Facebook nel raccogliere interesse e tempo dei navigatori, lasciando al palo il rivale YouTubr, acquisita da Google per ben 1,6 miliardi di dollari. Al punto, che gli analisti prevedono che nei prossimi tre anni, nonostante l’impegno profuso su vari fronti, i ricavi continueranno a provenire quasi esclusivamente (per il 91%) dal motore di ricerca. In sostanza, conclude il report, senza un vero cambio di marcia, la fisionomia di Google potrebbe divenire sempre più simile a quella dei rivali IBM o Microsoft, perdendo così lo smalto di azienda super-innovativa che ne ha accompagnato il successo di questi anni. E’ sufficiente? No: il mese di agosto si chiude prospettando una causa legale condotta da Oracle per un uso non autorizzato di Java – ma non era Open Source? - all’interno di Android.

Chiaro che se la cosa va avanti si potrebbe assistere ad una lista di cause che coinvolgerebbero pressoché tutta l’industria del software, ma è indubbio che la cosa desta molto clamore e in attesa di sviluppi potrebbe bloccare la diffusione di tutte le componenti che in un modo o nell’altro sono riconducibili a Java…. In sostanza, alla fine ritengo che si arriverà ad una sorta di “nulla di fatto”, ma il danno economico nel rallentamento delle vendite di Android e di immagine per Google potrebbe esser davvero grande.

Proviamo così a trarre qualche conclusione: innanzitutto, benvenuta, Google, tra le “grandi dell’IT” lasciano per sempre la palma del “piccolo genio”, con la conseguenza che l’azienda si dovrà dotare su scala mondiale, di solide strutture organizzative e di governo delle relazioni, così come hanno dovuto fare nel corso della loro crescita i suoi concorrenti. E’ finita l’era del “supporto per simpatia”, lasciando spazio ad una sana ed oggettiva competizione sul business. In secondo luogo, attenzione alla creazione e gestione di un portafoglio prodotti che sviluppi sinergie, seguendo le classiche curve evolutive dei prodotti/servizi: introduzione, sviluppo, maturità, declino, creando ondate che si finanzino e sovrappongano tra loro con sistematicità.

Da ultimo, non farsi prendere dalla frenesia: i mercati hanno bisogno di maturare, i prodotti ed i servizi di consolidarsi. Un’azione quale quella portata avanti da Oracle – sempre che si concretizzi – arricchirà certamente gli avvocati ed i periti coinvolti nella vicenda, e forse anche Microsoft vista la sua distanza da Java. Ma per il resto può solo portare danni, primi tra tutti alla Oracle stessa che, strumentalizzando l’eredità Java ricevuta dall’acquisizione di Sun, rischia di inimicarsi una sterminata comunità di sviluppatori, senza probabilmente poterne trarre nulla in cambio. Alcuni esempi ci sono già stati offerti dalle cause che hanno interessato il mondo Unix ed i suoi derivati il cui risultato è stato generare più clamore che Business.

A proposito: attenzione anche a MySQL…

Ultima modifica ilVenerdì, 19 Giugno 2015 15:35

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