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Manager, andate in barca a vela: fa bene alla professione e… alla salute!

Fedele alla passione, il mio mese sabbatico l’ho trascorso in barca a vela, navigando tra le isole Egadi, la Sicilia, le Eolie. Una crociera fantastica, propiziata dal bel tempo, dal vento e da un mare eccezionali. Ma anche un’incredibile occasione per meditare sul parallelismo che esiste tra il navigare a vela e la conduzione delle imprese. Considerazioni che desidero condividere con i lettori di Toolnews, amici e colleghi da ormai quasi un ventennio.

Manager Andate in Barca a VelaAndare per mare chiede pianificazione: organizzare un giro a vela, sapendo che si potrà fare ben poco affidamento sui porti che lungo il percorso ipotizzato non ci sono o sono così affollati da non trovarvi mai posto, vuol dire pianificare una rotta, con mete alternative ove dirigersi in caso di cattivo tempo, stabilire dove fare i rifornimenti, come organizzarsi per le navigazioni più lunghe.

A vela, infatti, si va a 6 o 7 nodi, ovvero più o meno 10 chilometri all’ora, per cui distanze relativamente brevi si percorrono in molte ore, facendo spesso navigazioni notturne. 
La rotta, i turni, gli approvvigionamenti vanno quindi fatti con molta attenzione, considerando l’equipaggio che si ha, i bollettini meteo, le prestazioni della barca, le coste verso le quali ci si dirige.

Quante analogie con la definizione delle strategie d’impresa… 

Le informazioni: i bollettini meteo, le carte geografiche, gli allarmi sono le fonti che vanno regolarmente consultate per ridurre al minimo i problemi e gli imprevisti. 

Il punto è, però, che talvolta arrivano informazioni contrastanti, o la realtà si dimostra diversa dalle attese: la conformazione della costa, i differenziali termici creano infatti turbolenze d’aria molto diverse da quelle segnalate dai bollettini. 

Tutte le informazioni vanno quindi sempre analizzate criticamente e compendiate con quanto detta la propria esperienza.

L’equipaggio: qualche membro ce lo scegliamo, qualcuno ce lo troviamo, altri si dimostrano molto diversi da come apparivano prima di salire a bordo.

Nel bene e nel male. Così come capita quando si entra in azienda. 

E’ fondamentale tuttavia creare un buon clima ed un grande affiatamento tra tutti i membri dell’equipaggio, facendo sì che ciascuno possa contribuire alla riuscita della crociera secondo le proprie capacità. Un’atmosfera gioiosa aiuta ad esaltare gli animi nei momenti positivi e a solidarizzare in quelli più duri, quando la fatica diventa tanta o si vivono momenti di tensione provocati dal mare e dal vento furiosi. Un buon clima a bordo è fondamentale per il successo della crociera. 

La natura: il mare, il vento, i fondali costituiscono l’ambiente che ci affascina nel navigare, ma nel giro di nulla possono trasformarsi in nemici invincibili, con i quali dobbiamo fare i conti per cercare di sopravvivere.

Esattamente come il mercato: se non ci adattiamo, prevedendone le evoluzioni usando le informazioni e l’intuizione, rischiamo di soccombere.

La pianificazione è quindi sì indispensabile, ma va costantemente rivista alla luce di ciò che ci consente di fare la natura, pronti a reagire ad ogni imprevisto.

Con determinazione, coraggio, un buon calcolo delle probabilità e la scelta delle soluzioni migliori o, quando non resta altro, dei mali minori. 

Le risorse: in barca, l’acqua dolce diventa un bene prezioso, specie se non si sa né quando, né dove la si potrà rifornire. Così, alcuni gesti ricorrenti tipo il lavarsi i denti con l’acqua che scorre libera dal rubinetto vanno rivisti, bagnando lo spazzolino e sciacquandosi di tanto in tanto, a rubinetto normalmente chiuso. Peggiora la qualità del lavaggio?  Certo che no, ma si risparmia un sacco d’acqua, come pure lavando le stoviglie in un secchio o in una pentola anziché con l’acqua corrente. 

Il rispetto delle risorse diventa massimo quando sono scarse. Ma perché non farlo anche quando abbondano?

In ogni caso, specie per affrontare i momenti di crisi, questo serve ad educarsi al rispetto della natura e ad economizzare sempre! La sensibilità agli eventi: in un mese di navigazione e quasi 500 miglia percorse, abbiamo fatto solo un pieno di gasolio. Il resto sempre a vela.

Facile accorgersi del vento quando soffia e si è fermi, ma spesso siamo partiti con piatta totale, riuscendo però ad accorgerci subito dell’arrivo del primo refolo sufficiente a farci navigare a vela.
Altrettanto dicasi per quando il vento è cresciuto oltre i 30 nodi: conoscendo i limiti dell’equipaggio, anziché dar tutta la tela, ci siamo affrettati a ridurla per mantenere tranquilla ed in sicurezza la navigazione, senza rischiare né tensioni, né rotture.

La stessa sensibilità ci ha permesso di ormeggiare in posti poco battuti, ma scelti in modo da esser perfettamente ridossati al vento ed alle correnti.

Pronti, tuttavia a spostarci in piena notte, quando è comparsa una fastidiosa risacca per il confort di chi dormiva. In sostanza, bisogna avere le antenne sempre ben alte ed esser pronti a riconsiderare anche le scelte più ponderate. 

I diversivi: se l’obiettivo è raggiungere una meta, non è detto che nel frattempo non si possano cercare altri traguardi, tipo il pescare alla traina. Ma anche questo va fatto bene, scegliendo l’esca, il peso e la lunghezza della lenza in funzione del tipo di fondale, della distanza dalla costa, della velocità di navigazione. E… che festa a bordo quando si pranza con il tonno appena pescato! 

Quindi, mai perdere di vista l’obiettivo primario, ma sempre pronti a cogliere le opportunità che si presentano lungo il percorso. A questo punto non resta che salire a bordo e partire.
E se di tanto in tanto ci si ferma in qualche porto, non perdere l’occasione di conoscere persone al di fuori del nostro ambiente, ognuna con la sua storia, le sue esperienze ed una buona birra da condividere.

Ultima modifica ilMartedì, 12 Settembre 2017 10:40

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