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Un effetto positivo dell'attuale Crisi Economica? La nascita della "Sharing Economy" con il ritorno alle origini di comportamenti e atteggiamenti di individui e imprese

La Sharing Economy  costituisce una grande opportunità per tutti, ma ancor di più, una via intelligente per evitare ogni spreco di risorse. Al dilemma "Avere o Essere", la risposta più attuale diventa così "Condividere e Usare"

Dopo un lungo processo evolutivo del suo pensiero partito da una rivisitazione dei primi lavori di Karl Marx, il sociologo, psicoanalista, filosofo tedesco Erich Pinchas Fromm (Francoforte sul Meno, 23 marzo 1900 – Locarno, 18 marzo 1980) pubblicò nel 1976 il libro di grande successo To have or to be? (tradotto in italiano Avere o essere?) nel quale venivano contrapposti due stili di vita radicalmente diversi tra loro - ma nel contempo in parte complementari - che si traducono in diversi modi di atteggiarsi nei propri confronti e in quelli del mondo dai quali derivano i pensieri, i sentimenti e le azioni delle persone.

Con l'evolversi della società e delle ricchezze personali, il concetto di "proprietà privata" ha preso sempre più vigore, creando in alcuni casi delle vere e proprie contrapposizioni tra chi possiede qualcosa e chi no. Così, la condivisione di beni, strumenti, conoscenze ha via via preso la strada dell'individualismo, scavando un profondo solco tra chi ha qualcosa e chi non, da cui grandi sprechi di risorse e opportunità. Pensiamo, ad esempio, a per quanto tempo usiamo la nostra macchina, il nostro garage, la casa al mare e per quanto tempo, invece, questi oggetti - per acquistare i quali abbiamo lavorato, risparmiato e che dobbiamo costantemente curare e proteggere - rimangono inutilizzati: le auto parcheggiate, i garage e le case vuote, sebbene potrebbero risultare di estrema utilità per altri in situazioni diverse dalla nostra.

Gli insegnamenti del The Cluetrain Manifesto

Nel 1999 è stato pubblicato il volume The Cluetrain Manifesto, che illustrava i 95 principi su come il Web ha cambiato le relazioni consumatori/imprese. Concentriamo per un attimo l'attezione solo sui primi punti di questo libro che ha in parte segnato la storia del Social Media e vediamo di declinarne i principi in un nuovo ambito:

  1. Comunicazioni Multi-direzionali: grazie al Web, le persone scoprono nuovi modi di condividere e comunicare con incredibile rapidità. Di conseguenza, i mercati diventano più intelligenti e più rapidi della maggior parte delle aziende.
  2. Nel passato, le persone andavano al mercato, competendo su Prodotti, Prezzi, Reputazione. Si confrontavano in modo diretto, interagivano e alla base delle loro azioni si fissavano le regole per l'interscambio di beni e servizi. Cosa che all'allargarsi dei mercati è sempre risultata più difficile se non impossibile. La nascita dei Mass Media ha inoltre reso le comunicazioni uni-direzionali - da chi ne possedeva il controllo o aveva la forza economica di accedervi a chi ne veniva esposto ai messaggi - e le regole sempre meno negoziabili.
  3. Con il Web, - e in particolare i Social Media - queste regole cadono, consentendo di tornare alle origini, con relazioni dirette e non mediate.

Un importante cambiamento di stili e di rapporti tra il mercato e tutti i suoi operatori - sia sul fronte della domanda, sia su quello dell'offerta - con implicazioni dirette sul modo di fare impresa, di vendere e acquistare.

Alla base, tuttavia, rimane un principio: la proprietà individuale del bene transasto, anche se questo verrà usato solo in modo marginale rispetto alla sua potenziale capacità e vita utile. Trionfo di questo modello è, ad esempio, e-Bay nel quale l'acquisto diretto tra privati diviene la regola principe del successo di uno dei principali siti di commercio elettronico, e non solo.

Dal prestito di vicinato alla filosofia della condivisione su larga scala

Torniamo ora alle origini e proiettiamoci nel futuro, passando per il presente.

A chi di noi non è mai capitato di prestare al vicino di casa un trapano, un saldatore, la bicicletta o anche la macchina? Di ospitare un parente in viaggio o di portare qualcuno in un posto difficilmente raggiungibile con i mezzi pubblici? Una realtà che quanto più si scende nelle disponibilità dirette delle persone, tanto più appare consistente e consolidata. Una regola, direi, tra ragazzi e studenti, che si scambiano facilmente dischi, libri, attrezzature sportive e spesso anche abiti e accessori, giusto per citare alcuni dei casi comuni. Ma che quanto più si acquisisce potere - eonomico e sociale - tanto più viene vissuta in termini individuali, ponendo fine alla disponibilità a condividere. Altra cosa che con i Social Media viene tuttavia ripresa, propagata, traslata nel tempo e nello spazioni.

Osservando le "condivisioni" di File di ogni genere - filmati, immagini, testi - via Facebook diventa evidente che c'è un tasso di crescita enorme al calare dell'età degli utenti. Così, se è normale che un documento sia condiviso qualche volta - o decina di volte - tra adulti, tra i ragazzi si hanno interi balzi di ordini di grandezza, evidenziano una maggior attitudine al condividere. Cosa che si manifesta anche in altri ambiti, tipo la convivenza di più studenti in uno stesso appartemento, la fruizione di passaggi in auto, la compartecipazione nell'acquisto di libri e strumenti didattici.

Tutti noi ci ricordiamo le prime esperienze di autostop provenienti negli anni '70 dagli USA e propagatesi anche in Europa e nel nostro Paese, compromesse spesso dalla diffidenza di fare brutti incontri, amplificata da alcuni episodi che videro protagonisti diversi generi di malviventi. Un passato che viene cancellato da alcuni sistemi di grandissimo successo costruiti su innovativi Social Networt quali BlaBlaCar, CarPooling o Lyft.

BlaBlaCar

Quali sono gli ingredienti alla base del successo della "condivisione di un passaggio in auto"? Innanzitutto, la condivisione dell'informazione: andrò da qui a là, il giorno, alle ore. In secondo luogo, la fiducia tra individui: so chi sei, che faccia hai, cos'hanno detto di te le persone con le quali hai già viaggiato. In terzo luogo, la possibilità di condividere economicamente i costi del viaggio. Ma la chiave vincente non è necessariamente economica: le motiviazioni possono anche esser la ricerca di compagnia per il viaggio e il piacere di incontrare sconosciuti con i quali scambiare idee, ma che forse non si vedranno mai più.

BlaBlaCar-Perche

I confini dell'Economia dello Sharing

Per rimanere in ambito "trasporti", l'economia dello sharing è alla base della nascita di compagnie quali Car2go, società di Daimler, che controlla le produzioni di Mercedes e Smart, o Enjoy, società creata da Eni in partnership con Fiat e Trenitalia. Fondamentale, il distacco dal concetto "possiedo un'auto" a quello "mi sposto con un mezzo che prendo quando mi serve" e che, volendo, posso usare in modo combinato con altri servizi tipo BlaBlaCar. Realtà che si è ormai affermata anche nella gran parte delle grandi città per le biciclette, con quello che viene etichettato come "Byke Sharing".

Seguendo la stessa impostazione si è affermato il modello dettato dalla contestatissima - dai tassisti che ne vedono minacciato il proprio Business - Uber, che lo ha applicato per le auto a noleggio con autista. Anche per Uber esiste una concorrenza, rappresentata in Italia dalla TaxiYoo per il quale i tassisti non sono un vero "nemico/concorrente", ma possono trasformarsi in un alleato. 

Un fenomeno che, nonostante le guerre di retroguardia di chi cerca di mantenere le posizioni di privilegio conquistate nel passato, è destinato a dilagare e a ambiare le regole di molti mercati. Primo fra tutti quello delle case di villeggiatura.

Pierre Vacances docet, Airbn, Homelidays e molti altri innovano

Costituita nel 1967 dall'imprenditore francese Gerard Brémond e dal campione olimpico di sci Jean Vuarnet, Pierre Vacances è un vero antesignano dell'economia dello sharing, specie via Web, avendone sviluppato il modello con lo scopo di rendere più accessibile l'acquisto di case in montagna - segnatamente in un villaggio sorto ad Avoriaz - da parte di un pubblico non dotato di grandi mezzi e di ridurre drasticamente il capitale necessario a costruire nuove abitazioni e villaggi. La logica era molto semplice: acquista l'appartamento, usalo quanto vuoi, ma quando non lo usi affidacelo e ci occuperemo noi di offrirlo a potenziali affittuari condividendone i ricavi. Un meccanismo che in brevissimo tempo ha portato Pierre Vacance a divenire un colosso del turismo, non più limitato alla gestione di quanto costruito in proprio, ma di innumerevoli residenze in ogni parte del mondo: appartamenti, villaggi, hotel.

Sul modello di Pierre Vacances sono quindi nati molti altri servizi di "home sharing" quali Airbnb (costituita nel 2007, ma ad oltre 10 miliardi di dollari di giro d'affari nel 2013), Homelidays, HolidaysLetting, giusto per citarne alcuni dei più famosi e affermati. Anche in questo caso stiamo assistendo alla sollevazione dei classici fornitori di servizi turistici organizzati - Hotel, Villaggi, Tour Operator, Agenzie Viaggi - che si vedono scavalcati nella loro "missione aziendale", ma il fenomeno è talmente dirompente che ben poco riusciranno nei loro intenti, per cui dovranno trovare altre forme di generazione di Valore Aggiunto, andando oltre la pura indicazione degli alloggi disponibili. Anche perché spesso i turisti cercano esperienze nuove e non unicamente di risparmiare del denaro, tipo inserirsi in una realtà locale per conoscerne abitudini, gusti, stili di vita ben difficilmente percepibili attraverso forme di turismo organizzato su scala industriale.

Prospettive sempre più ampie: il limite, la fantasia!

 

Nella Sharing Economy possiamo considerare di esser solo all'inizio, nonostante i numerosi casi di successo già citati e registrati. Ad esempio, ragionando con logiche allergate possiamo annoverare nello stesso meccanismo il Crowdfunding, il Microfinancing, il Peer-to-Peer Lending, tre realtà che intaccano alle radici gli attuali sistemi finanziari e la missione delle banche, ma anche gli interscambi di abiti usati, di strumenti e attrezzature. Con effetti diretti sull'economia in crisi: stando al 56% dei proprietari di alloggi di San Francisco clienti di Airbnb, la condivisione degli alloggi è indispensabile per sostenerne le spese di gestione: per Forbes, nel 2014 il valore della sharing economy oltrepasserà i3,5 miliardi di dollari, con un incremento del 25% rispetto al 2013.

La cosa interessante è che le barriere all'accesso della Sharing Economy possono esser anche molto ridotte: non servono necessariamente beni di proprietà o complesse infrastrutture, quanto idee, intraprendenza e una concreta capacità realizzativa, risultando così un'eccellente opportunità per una nuova generazione di microimprenditori. Gli stessi concetti si possono infatti applicare a barche - non necessariamente di proprietà - attrezzature da immersione, droni e qualsiasi altro ambito nel quale la possibilità d'uso prevale sulla proprietà. Cosa che ha e avrà implicazioni anche sugli aspetti normativi, sulle regole di tassazione e sul controllo delle stesse attività, ma che i legislatori dovranno esaminare in modo progressivo, rendendosi conto che in questo caso sono le leggi a doversi adattare alle evoluzioni del mercato - di un mercato ormai senza più confini - e non viceversa.

Qualche altro esempio?

  • Skillshare per fruire di insegnanti e competenze di alto livello "on demand";
  • JustPark per condividere garage e aree di parcheggio;
  • Streetbank per condividere attrezzi e servizi tra vicini.

In conclusione, non più "avere" con il rischio di esser bersaglio di chiunque voglia aggrapparsi ai nostri beni e di non riuscire a liberarcene quando non ci servono più, ma "usare" quando sono utili, senza grandi vincoli, in modo sicuro e affidabile.

Ultima modifica ilDomenica, 26 Aprile 2015 08:31

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