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L'Outsourcing come Spinta all'Innovazione

L'Outsourcing tradizionale è ormai al capolinea, ma il suo posto viene rapidamente preso da modelli basati sugli stessi principi, con livelli di flessibilità, scalabilità e reattività nettamente migliori grazie all'impiego di nuove piattaforme e tecnolige. Con ritorni elevati per le imprese.

Alfonso Correale, Managing Client Partner Verizon Italy

Alfonso CorrealeAttualmente, circa il 90% delle aziende nella classifica Fortune 500 hanno affidato all'esterno della propria organizzazione alcune delle attività svolte normalmente dalla propria Direzione Sistemi Informativi. Tuttavia, una buona percentuale di queste non sono ancora riuscite a ricavarne in pieno i benefici che questa scelta avrebbe potuto portare alle loro imprese.

Il motivo principale non sta tanto nella decisione di esternalizzare una parte dei servizi, quanto nel modo in cui ciò è stato fatto. Spesso, infatti, le aziende si trovano blindate da rigidi contratti di lungo termine, che offrono modeste riduzioni dei costi, a fronte dei quali si incappa in forti limitazione in termini di flessibilità e reattività. In sostanza, la perdita di controllo porta un irrigidimento dell'organizzazione con il risultato di costituire un vincolo con il quale doversi costantemente confrontare a fronte di qualsiasi variazione di strategia o operatività aziendale.

Proprio sotto la spinta di questi problemi, oggi le cose sono profondamente cambiate: la tecnologia si è evoluta e le priorità di business sono state ridefinite. Nell'era digitale, i tradizionali modelli di Information Technology Outsourcing (ITO) non funzionano più: è ormai giunto il momento di rivederli, soprattutto grazie alla trasformazione digitale in atto.

La convergenza tra Cloud Computing, Social Media, Mobile, Analytics e Internet of Things (IoT) sta portando alla creazione di nuovi prodotti e servizi – ma anche a nuovi modelli di business – considerati impensabili fino a pochi anni fa.

L'indagine “Better outcomes for IT sourcing” condotta di recente da HBR su 672 Manager, 509 dei quali membri dell'Harvard Business Review Advisory Council, evidenzia come le aziende che credono fortemente nei benefici derivanti dall'adozione di nuove tecnologie hanno maggiori probabilità di ottenerne un consistente incremento dei profitti e un riposizionamento nel mercato.

Al fine di essere flessibili, agili e realizzare il potenziale di trasformazione digitale, le aziende non possono più essere legate a modelli di service delivery inflessibili. I vincoli nei modelli di outsourcing tradizionale - con i loro ambiti di lavoro rigidi, con attività settorializzate, KPI troppo specifici e contratti vincolanti pluriennali - non sono più accettabili.

Condurre una vera Trasformazione Digitale

La trasformazione digitale richiede l'adozione di modelli flessibili in grado di incoraggiare l'innovazione, cosa che sta avendo un forte impatto nelle decisioni riguardanti l’outsourcing IT. Il dibattito è influenzato da tre fattori:

  1. Performance: l’outsourcing IT si è storicamente concentrato sulla riduzione dei costi, a scapito della flessibilità e dell’innovazione futura. Per garantire che ciò non accada di nuovo, le misurazioni devono focalizzarsi totalmente sulle metriche di core business e premiare i fornitori con contratti basati sui risultati. Questo incoraggia i partner a integrare le proprie soluzioni con prodotti di terze parti che aggiungono valore e con un servizio continuo di miglioramento che porta valore all’intero ciclo di vita del contratto. Ad esempio: la sicurezza, una funzione considerata critica, è spesso gestita in outsourcing, poiché molte aziende non sono in grado, con limitate risorse interne, di tenere il passo con le minacce che variano in tempo reale. Fornitori specializzati di soluzioni di sicurezza sono in grado di offrire visibilità globale di quanto accade in Internet per identificare nuovi attacchi e sviluppare contromisure. Questo si presta anche a una misurazione dei risultati, come ad esempio il tempo necessario per correggere vulnerabilità zero-day o aiutare le aziende a raggiungere la conformità con il Payment Card Industry Data Security Standard (PCI DSS).
  2. Piattaforme: spinta dal Cloud Computing, dai Social Media, dal Mobile, dall'impiego degli Analytics e dall'IoT (Internet of Things), la rivoluzione digitale continuerà a guidare le aziende in base al tipo di funzionalità IT che vogliono gestire in outsourcing. I modelli as-a-service possono favorire flessibilità, scalabilità, efficacia e riduzione dei costi, ma andrebbero considerati solo qualora aggiungano valore. Ad esempio, le soluzioni Cloud e as-a-service consentono alle aziende di spostare il provisioning  IT verso un modello di spesa basato su OPEX, dove si paga per ciò che si consuma. Questo permette inoltre alle aziende di non dover investire pesantemente in risorse come Data Center che per risultare giustificati devono durare almeno 20 anni. Al contrario, possono acquistare soltanto ciò che serve, nel momento in cui ne hanno effettivamente bisogno.
  3. Partnership: l’ITO non dovrebbe essere visto semplicemente come uno strumento per spostare un problema/servizio verso un terza parte e liberarsi di esso. Le aziende dovrebbero selezionare con attenzione i loro partner e assicurarsi che possano lavorare al meglio insieme, per il bene duraturo dell’azienda. La trasformazione digitale ci sta portando nell’era della “Smart Partnership”.

È chiaro che, per diventare nel futuro una delle aziende digitali di successo, le organizzazioni devono trovare nuovi modi di interagire con i partner tecnologici e portare questa esperienza nel loro business. Hanno la necessità di riconoscere e agire rapidamente in caso di potenziali opportunità di business, reagire prontamente ai cambiamenti nei loro mercati e non essere vincolate a modelli operativi fissi, così da poter superare le aziende concorrenti.

Il report “Better Outcomes for IT Outsourcing – building better partnerships fit for the digital era.” è liberamente scaricabile dall'indirizzo http://www.verizonenterprise.com/resources/reports/rp_hbr-digital-dividend-first-mover-advantage_en_xg.pdf

Ultima modifica ilMercoledì, 08 Luglio 2015 19:23

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