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Per Forrester, l'integrazione diventa ibrida, ma gli scenari operativi si moltiplicano e la competizione si frammenta

Per Forrester, l'integrazione diventa ibrida, ma gli scenari operativi si moltiplicano e la competizione si frammenta

Il Report “The Forrester Wave™: Hybrid  Integration, Q1 2014, redatto da Stefan Ried, analizza le nuove tendenze nell'integrazione dei sistemi, che passano per il Cloud Computing, ed esamina i 14 produttori che competono nell'arena, ponendo nell'Olimpo dei migliori IBM, Informatica e Software AG, con gli “incomodi” di MuleSoft e Dell Boom....

Ormai da una gran numero di anni a questa parte, l'integrazione di dati e sistemi è divenuto IL problema principale della gran parte delle Direzioni Sistemi. Nel tempo si sono avvicendate varie tecnologie e soluzioni, passando dalla pubblicazione di API (Application Program Interface) per la connessione uno-a-uno delle singole applicazioni, alle prime piattaforme di EAI (Enterprise Application Integration), alla creazione di Hub e Bus di integrazione che svincolavano dal dover agire in modalità punto a punto, il tutto accompagnato dall'apparire di nuovi standard, architetture e tecnologie quali, ad esempio, quelle per le SOA (Service Oriented Architecture) ed i relativi Web Services.

L'affermarsi dei modelli di Cloud Computing ha aperto un nuovo fronte, spostando il tema dall'integrazione di componenti a quello di servizi, utilizzando sistemi interni o fruendo di servizi specifici offerti da aziende specializzatesi nell'integrazione via Cloud. Uno scenario molto nuovo che sta mettendo in discussione anche il panorama delle aziende che competono nel settore, per cui lo studio pubblicato da Forrester con il titolo Hybrid Integration diventa un eccellente strumento per aggiornare le proprie competenze in materia e per fissare i percorsi da compiere per il prossimo futuro.

La Hybrid Integration di Forrester

Un importante punto di partenza sta nella definizione che Forrester dà della Hybrid Integration.

Constatato che nonostante le innumerevoli soluzioni apparse sul mercato nelle diverse ere tecnologiche attraversate dalle architetture e dai sistemi informativi di ogni genere non sono state in grado di fornire una risposta definitiva al problema, l'unica strada da seguire sta nell'attrezzarsi con diversi strumenti e servizi da adottarsi per soddisfare le esigenze che si presentano. Non più, quindi, un'unica piattaforma, un solo approccio o uno specifico servizio, ma una pletora di soluzioni, scelte in base alle valutazioni di carattere contingente. Da qui, la Hybrid Integration oggetto dello studio e della definizione di Forrester per la quale l'interoperabilità si ottiene da un uso combinato di vari strumenti e servizi, utilizzando propri sistemi o anche ricorrendo ad ambienti Cloud (Cloud-Based Integration – CBI).

Per essere precisi, l'esatta definizione della Hybrid Integration data da Forrester è la seguente: “The concept of federated on-premises and cloud-based integration combined with the improved interoperability of existing and new middleware silos of application, business-to-business (B2B), business process management (BPM), business events, business rules, and data integration. Key capabilities of hybrid² integration platforms include metadata life-cycle management and runtime interoperability, which help CIOs orchestrate a well-governed but also rapidly changing agile integration platform from multiple integration products.”

Hybrid Integration - Cloud Middleware

I protagonisti della Hybrid Integration e del Cloud Middleware: i criteri di valutazione da considerare

Per la sua analisi comparativa, Forrester ha impiegato 51 criteri di valutazione, dopo aver esaminato l'intero settore ed aver individuato 14 produttori che rispondevano ad alcune caratteristiche di base quali la tipologia di offerta, l'effettiva presenza sul mercato – geografica, ma anche per numero di installazioni.
Nella lista dei 14 compaiono alcuni nomi noti, tipo quelli di IBM, Informatica, Microsoft, Seeburger, Software AG, Talend, Tibco Software, alcune imprese di nuova generazione quali Adeptia, Bosch Software Innovations (Bosch SI), Liaison, MuleSoft, WSO2 ed un paio di aziende che sono entrate nel settore attraverso acquisizioni più o meno recenti di produttori specializzati nel settore: Dell Boomi e Red Hat.

Andando subito alle conclusioni, le valutazioni espresse da Forrester hanno portato all'identificazione di 4 scenari diversi di integrazione, ciascuno dei quali ha visto primeggiare un lotto di aziende diverse. I quattro sono rispettivamente:

  1. Wide Integration, con ai primi posti Informatica, Software AG e IBM;
  2. Deep Integration, con gli stessi tre della categoria precedente, stavolta praticamente allinati tra loro in prima posizione;
  3. Cloud Integration, con ai primi posti Informatica e IBM, insidiate da vicino da Dell Boomi e Mulesoft;
  4. Internet-Of-Things Integration dove dietro a IBM, prima, si sono qualificate nell'ordine MuleSoft, Informatica e Bosh SI.

Per contro, troviamo costantemente agli ultimi posti Talend e Seeburger.

L'indagine, secondo il tipico modello creato da Forrester si è sviluppata lungo tre direttrici principali: l'esame dell'offerta dell'azienda esaminandone i documenti, le strategie, le caratteristiche dei prodotti. Una serie di interviste e di Demo con i singoli produttori per verificarne dal vivo l'effettiva consistenza. Alcune visite e interviste ai clienti che fanno uso dei rispettivi prodotti/servizi/soluzioni. Uno studio che non si è limitato ai 14 dell'indagine, ma che ha coinvolto oltre 40 produttori diversi, dai quali sono emersi solo quelli qualificatisi per l'occasione.

L'integrazione introdotta dal Cloud Computing

Se le tecnologie alla base del Middleware di integrazione possono esser considerate mature, non altrettanto si può dire per quanto riguarda le soluzioni per l'integrazione via Cloud che stanno evolvendosi secondo tre modelli paralleli::

■ Cloud-Based Integration (CBI): campioni di semplicità, al punto di poter essere attivate direttamente dagli utenti finali senza alcun coinvolgimento delle proprie Direzioni Sistemi, queste soluzioni equivalgono a dei servizi Cloud ed operano prevalentemente a livello di servizi e processi. E' sufficiente caricare i propri dati nelle applicazioni fornite in modalità Saas (Software as a Service) e si è idealmente pronti ad operare.
■ Integration-centric Platform-as-a-Service (iPaaS): combinano idealmente i servizi CBI con le piattaforme PaaS di prima generazione. Per il loro uso occorrono competenze IT più sofisticate che nel caso precedente, ma si possono raggiungere livelli di integrazione tra applicazioni eterogenee ben più elevati.
■ Uso di API: per certi versi, si torna al modello del passato basato sull'accesso alle applicazioni attraverso specifiche interfacce, con la differenza sostanziale che ora si punta sugli ambienti Cloud, per fruire dei numerosi servizi che offrono. In tal modo si possono creare con semplicità applicazioni molto sofisticate, frutto della combinazione tra componenti e servizi esistenti nei diversi ambienti.

Strategie di integrazione ibrida

L'integrazione ibrida non si risolve utilizzando unicamente prodotti di un tipo, neppure nel caso questi siano della nuova generazione come nel caso dei CBI e degli iPaaS. All'orizzonte si prevede possano apparire nuove Suite più in linea con le diverse esigenze di integrazione, ma a oggi occorre puntare su vari strumenti capaci di soddisfarne le quattro tipologie principali tratteggiate da Forrester:

■ Wide Integration: richiesta dagli ambienti più complessi, ricchi di applicazioni eterogenee, di tipo classico o fruite in modalità SaaS.
■ Deep Integration: tipica degli ambienti basati su sistemi interni, con applicazioni “on-premises”. Opera tanto a livello di interoperabilità tra applicazioni, quanto nell'integrazione a livello dati.
■ Cloud Integration: diventa necessaria nel momento in cui si cominciano ad utilizzare applicazioni come servizi Cloud, in abbinamento a quelle in esercizio sui propri sistemi.
■ Integrazione per gestire l'Internet-of-Things: al momento si tratta ancora di una nicchia ma con un elevato potenziale di sviluppo. L'integrazione viene fatta prendendo in considerazione oggetti, dati provenienti da sensori, colloqui Machine-to-Machine, in uno scenario proiettato al futuro con processi che si autodeterminano e operano in modo ottimale in risposta ad eventi di vario genere e con fonti e formati di ogni tipo.

L'offerta sul mercato

Il report di Forrester prosegue con una dettagliata analisi dello stato dell'Arte dei singoli segmenti indicati, nella valutazione dei prodotti esistenti e conclude con una scheda dettagliata per ognuna delle aziende esaminate. Per tutti i particolari rimandiamo al Report scaricabile da sito www.forrester.com.
I due unici punti che vogliamo evidenziare sono relativi al criterio di inclusione delle aziende nella lista dei fornitori esaminati e alcune brevi considerazioni su un sottoinsieme dei produttori selezionati.

Per rientrare nel lotto, le aziende in questione dovevano esser in grado di coprire almeno 4 delle 7 aree di integrazione indicate da Forrester.

Da questo punto di vista, le uniche aziende ad aver un'offera in grado di soddisfare tutte le esigenze di integrazione sono apparse essere IBM, Informatica, Microsoft, MuleSoft, Red Hat e Tibco.

Hybrid-Integration-Vendor

Riguardo i produttori, c'è un forte fermento nella revisione dei posizionamenti ed in fatto di acquisizioni/fusioni. Ad esempio, Bosch Software Innovations (Bosch SI) non è uno startup del mondo informatico, ma deriva direttamente dal gruppo Bosch, un gigante dell'elettronica. Non per nulla, dopo aver acquisito la tedesca BPM, si sta focalizzando sull'Internet of Things (IoT), puntando a divenirne un leader per il settore industriale, 

Dell Boomi scaturisce invece dall'acquisizione della Boomi (http://www.boomi.com/) effettuata da Dell Software, un'azienda che si dalla sua costituzione si è collocata come un “CBI pure-play”, posizione dalla quale ha iniziato poi ad espandere il proprio dominio di interesse verso tutti gli aspetti dell'Enterprise Integration.

Forte della propria posizione conquistata grazie alla famiglia WebSphere, IBM continua ad investire nell'area sviluppando internamente nuove componenti ed acquisendo nuove aziende. L'ultima della lista nell'area è Cast Iron, produttrice di una piattaforma CBI che è entrata a far parte a pieno titolo della famiglia dei prodotti IBM.

Anche Liaison ha arricchito la propria offerta nell'area attraverso l'acquisizione di Hubspan, un produttore e Service Provider di servizi CBI, i cui prodotti/servizi sono in fase di integrazione con gli altri prodotti dell'azienda.

Fondata nel 2006 ed affermatasi sul mercato grazie al proprio ESB Open Source, MuleSoft è stata la prima ad offrire un ESB in ambienti Cloud, superando così ogni altro produttore. In abbinamento all'ambiente Tomcat, i servizi Cloud di MuleSoft sono classificabili come iPaaS.

Restando nel mondo Open Source, anche Red Hat ha fatto alcune acquisizioni per creare la propria offerta di integrazione. I nomi più noti sono quelli di Jboss, e della più recente FuseSource che vanno a completare le funzionalità di OpenShift, la piattaforma PaaS di Red Hat.

Per finire, rimanendo in tema acquisizioni per riposizionamenti, citiamo Software AG che dopo aver acquisito webMethods, ha acquisito varie altre società, ultima delle quali è LongJump, grazie alle quali ha realizzato la famiglia di prodotti Terracotta, CloudStreams ed i nuovi servizi CBI e iPaaS.

Ultima modifica ilMartedì, 29 Luglio 2014 07:41

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