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2017: le professioni vincenti. Il Chief Data Officer, cruciale nei percorsi di Digital Transformation

Big Data, Analytics, IoT, decisioni Data Oriented: sono le parole chiave alla base delle strategie delle aziende vincenti di oggi. Che richiedono un nuovo approccio alla gestione dei dati, andando ben oltre il ruolo del tradizionale Database Admnistrator.

La Digital Transformation sta permeando l’evoluzione delle aziende attuali verso un approccio più moderno e consapevole nella creazione di valore per i clienti. Un punto cruciale di questa trasformazione sta in un concetto che fino a qualche tempo fa era solo latente, mentre oggi ha acquisito un’importanza mai così conclamata: i dati, assieme al Brand e alle competenze, costituiscono il principale patrimonio delle aziende. E in quanto tali vanno gestiti non solo sul piano tecnico, ma anche su quello del loro valore in funzione della competitività dell’intera azienda. Punti che già avevo evidenziato nel mio libro “Fare Impresa nell’Era 2.0”, pubblicato nell’ormai lontano 2010, ma che ancora oggi mantiene tutta la sua attualità.

La moderna gestione dei dati travalica di fatto i puri aspetti tecnici, posizionandosi a cavallo tra le funzioni vendite, marketing, ricerca, produzione, divenendo un fattore trasversale per l’intera organizzazione e, avendo assunto un valore patrimoniale, viene spesso collocata all’interno della Direzione Finanziaria, o addirittura in staff alla Direzione Generale, così come testimoniato dal CDO di e-Bay Europa Davide Cervellin ad un recente convegno tenutosi a fine novembre, risponde proprio al Direttore Finanziario.

Una domanda che scaturisce naturalmente da questa considerazione è: “quali competenze deve avere il Chief Data Officer affinché possa occupare positivamente questo nuovo ruolo?”
Il ruolo richiede una competenza multidisciplinare difficilmente insegnabile in un corso – anche specifico – ma frutto della combinazione tra esperienze maturate in azienda in molteplici ruoli, con una cultura di Business, opportunamente combinata con alcune discipline informatiche.

Ad esempio, certamente deve possedere un’elevata sensibilità nel percepire il valore dei dati per il Business in tutte le sue funzioni. Valore dei dati che si declina nei punti:

  • Quali dati? Ovvero: quali fonti, quali campi, quanti record, in che formati,… per quali utenti e funzioni in modo tale che contribuiscano a rendere più efficace, efficiente, competitiva l’azienda;
  • Come strutturati? Ovvero: tabelle, viste, interrelazioni, duplicazioni volute in base alle interrogazioni che vi saranno effettuate e ai tempi di risposta necessari a ciascuna applicazione che ne fa uso;
  • Quale qualità dei dati? Frequenze di aggiornamento, livelli di completezza, chi ne è responsabile in funzione dell’uso che se ne deve fare e del valore che generano;
  • Come protetti? Integrità, autorizzazioni di accesso/modifica, supporti per la loro conservazione, servizi di Backup/Restore;
  • Come e da chi interrogati/visualizzati? Il che vuol dire selezionare le tecnologie – Business Intelligence, Data Mining, Analytics e via dicendo – e le interfacce che rendono fruibili i dati e le analisi che vi vengono effettuare dagli utenti in funzione del loro grado di dimestichezza con la tecnologia e con il linguaggio normalmente usato all’interno delle singole Direzioni Operative.

La Roadmap di Gartner per i primi 100 giorni dei Chief Data Officer nel loro nuovo ruolo

Giusto un anno fa, Rob van der Meulen di Gartner ha pubblicato un’interessante tabella che riassume i passi cruciali che un nuovo CDO dovrebbe compiere nei suoi primi 100 giorni di attività nel ruolo.

Personalmente la condivido in larga parte e la considero ancora estremamente valida come piano-base, visto che in sostanza fornisce risposte concrete alla maggior parte dei punti indicati nel paragrafo precedente, sebbene la consideri un po’ ottimistica e puramente operativa, dal momento che la nuova figura non avrà il potere di cambiare autonomamente le cose, quanto il dovere di negoziare e definire le attività con tutti gli interlocutori con i quali si dovrà necessariamente confrontare. Questo perché se cerca di imporre proprie decisioni e scelte – anche perfette – in un ambiente radicatosi negli anni, rischia di trovarsi davanti invalicabili muri di ostracismo che ne renderebbero vano il compito.

Al di là delle pure competenze, il punto cruciale del ruolo credo stia nella capacità di generare e operare con il pieno consenso dell’intera organizzazione (meglio se con una forte e conclamata Sponsorship interna), e di “vendere” il valore dei cambiamenti che vengono proposti. Un ruolo, quindi, a cavallo tra il politico, il commerciale ed un Manager con visione determinato a trasformare le idee in fatti. Tornando quindi alla Roadmap per i CDO formulata da Gartner – che prevede che entro il 2019 il 90% delle Grandi Imprese avrà al proprio interno un vero e proprio Chief Data Officer – l’obiettivo è sfruttare i primi 100 giorni nel ruolo per dimostrare il valore che si è in grado di generare e acquisire credibilità da parte dei colleghi.

I primi 100 giorni del CDO nel ruolo - Fonte Gartner 2017

Un primo “trucco” consiste nel cominciare ad operare in sordina, così da farsi un’idea su quali dati concentrare l’attenzione, perché e come dimostrarne il valore. Il secondo passaggio sta nel crearsi una squadra – formale o informale – nella quale ritrovare tutte le competenze necessarie a condurre in porto il progetto iniziale, ma anche con l’obiettivo di dare continuità all’azione considerato che i dati vanno costantemente aggiornati e rivisti anche nello loro stessa essenza dal momento mantenendoli sempre in linea con le esigenze di business che cambiano costantemente nel tempo.

Dopo di che, senza voler ripetere quanto ben illustrato da Gartner nelle specifiche associate alle singole fasi, mi limito ad elencarle evidenziandone i punti critici:

  1. Preparazione: bisogna “qualificarsi” nel ruolo agli occhi dei colleghi incontrandoli a uno a uno, al fine di acquisirne la stima e la collaborazione. E’ l’aspetto “politico” che nei miei punti ho indicato come cruciale per il ruolo.
  2. Assess: confrontandosi costantemente con i responsabili delle singole Direzioni Operative bisognerà scegliere i dati significativi in base a ciascuna funzione, come vengono generati, alimentati, chi li utilizza e come. Il confronto costante con i colleghi dovrà costituire una delle priorità nell’allocazione del proprio tempo. Ciascun incontro andrà tuttavia adeguatamente preparato opportunamente così da risultare sensibili alle problematiche del proprio interlocutore, ponendogli sempre domande specifiche e mirate sui suoi requisiti.
  3. Pianificare: la pianificazione delle attività dovrà esser basata su obiettivi concreti e misurabili, condivisi con tutti gli interlocutori qualificati dell’azienda e fissate in funzione di un preciso ordine di priorità. Le attività di comunicazione assumono quindi una veste critica, quasi anche maggiore dello stesso raggiungimento degli obiettivi prefissati.
  4. Operare: mentre nella fase di pianificazione vanno allocate le risorse necessarie all’avvio del progetto, nell’esecuzione occorrerà agire in funzione delle priorità stabilite, ottimizzando l’impiego delle risorse ed eventualmente confrontandosi con i propri interlocutori a fronte di ogni variazione che dovesse risultare necessaria in corso d’opera.
  5. Consuntivare: mano a mano che si procede nel progetto e nell’attività sarà sempre necessario individuare le metriche e rilevarne i dati per misurare i progressi compiuti. Un passaggio necessario a legittimare quanto svolto e a dare un futuro concreto a tutta l’attività.
Ultima modifica ilMercoledì, 04 Gennaio 2017 11:25

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