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I Big Data di Michael Dell

C’è una nuova corsa all’oro. Chi diventerà ricco? E' questo il titolo del post provocatorio pubblicato dal fondatore della casa di PC... Uno stimolo che certo merita un commento. Ma forse, anche più di uno!

di Renato Comes

Leggo un editoriale di Michael Dell, il fondatore e padrone dell’omonima azienda hardware e software, su Linkedin Post: https://www.linkedin.com/today/post/article/20140402213559-25383300-a-new-gold-rush-is-on-who-will-strike-it-rich?trk=cha-feed-art-title-206

(bisogna essere registrati, ecco perché è un link https), dal titolo inequivocabile: “C’è una nuova corsa all’oro. Chi diventerà ricco?”.

L’inizio lo è altrattanto: “Data is arguably the most important natural resource of this century”. Proprio per questo, chi saprà tirarne fuori il meglio e capirli, diventerà ricco. La Dell ci sta provando e, pare, riuscendo, nel senso che vende di più di prima.

Bravo Michael Dell!

La cosa interessante è che i dati di cui parla sono i Big Data, quali, non si sa ma si possono intuire (dati social qualificati). Su tali dati poggia la soluzione StatSoft, azienda che Dell ha addirittura comprato.

Dell scrive che la cosa importante è trovare il miglior utilizzo degli Analytics: nel suo caso Data Mining e Visualization, combinati magari con la dimensione geografica. E non è una cosa solo per le grandi aziende, anzi, in una ricerca commissionata sempre da Dell, viene fuori che anche le aziende medie stanno operando con queste nuove tecniche.

Che i dati siano una fonte di energia fa piacere che il mercato lo stia riscoprendo, è però meno chiaro come questa fonte di energia sia legata ad un ecosistema di qualità, ovvero sia tracciata, documentata, bonificata (specie i dati provenienti dai social), e riutilizzabile, come tutto ciò che è digitale.

E’ giusto che si lavori sugli Analytics per spremere i dati, ma è altresì importante verificare il pedigree dei dati (che valore hanno i “mi piace”?) e utilizzarli nelle giuste quantità nelle giuste analisi: la sindrome di Shenk (come la chiamo io) è di non sapere cogliere l’opportunità di sistemi informativi di livello informativo superiore pur avendo petabyte di dati a disposizione.

Davis Shenk (davidshenk.com) scrisse alla fine degli anni 90 un libro ancora oggi di grande fascino: “Data Smog” in cui c’era una frase diventata di successo: “L’informazione, una volta preziosa come le pepite d’oro, oggi vale quanto le patate”. E non aveva ancora visto i social …

La corsa all’oro è tornata, attenti a distinguere patate (cibo dignitosissimo) dalle pepite d’oro (valgono un po’ di più, vero?).

Michael Dell ci scrive che con la sua nuova azienda è stato capace di guadagnare di più (310 milioni di dollari) lo scorso anno e di superare il mezzo miliardo per l’anno in corso proprio utilizzando al meglio Big Data e Analytics.

Se tutto ciò è vero, c’è da chiedersi come ha esteso il processo di conoscenza del mercato e come di conseguenza ha modificato il proprio modo di vendere.

Gli Analytics da soli non bastano, bisogna aumentare le chance di contatto qualificato con il mercato.

Buoni dati, ben contestualizzati vanno processati con buoni Analytics da gente che ne sa ed i risultati devono essere utilizzati al meglio dalle vendite che deve dare immediato feedback delle azioni promozionali. Il ciclo è ben chiuso e gira molto velocemente. Ma quante aziende nostrane sono pronte a rivedere / estendere i propri processi per godere dei benefici degli Analytics? Quale corsa all’oro?

 

Ultima modifica ilGiovedì, 18 Giugno 2015 09:13

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